«Paga la parrocchia», ma è una truffa: finti preti raggirano commercianti e locali
Dalle pizze d'asporto alle stecche di sigarette, il modus operandi dei truffatori mette in allerta negozi e ristoranti di Monfalcone e Ronchi

Cinque pizze, consegnate e mai pagate. La vicenda ha fatto scattare la denuncia della pizzeria Al Gambero e, di conseguenza, l’indagine dei carabinieri della stazione di Monfalcone sulla truffa dei finti sacerdoti.
Un fenomeno che nelle scorse settimane ha colpito locali, tabaccherie e farmacie tra la città dei cantieri e Ronchi dei Legionari, anche se formalmente ad oggi risulta una sola segnalazione alle forze dell’ordine. I militari sono al lavoro per ricostruire il modus operandi e risalire all’identità dei responsabili, incrociando elementi e testimonianze raccolte dalle attività coinvolte.
Come agiscono
Il meccanismo appare sempre lo stesso, nei casi fin’ora emersi. Qualcuno telefona fingendosi don Ignazio Sudoso, responsabile dell’Unità pastorale di Ronchi, o don Flavio Zanetti, parroco di Monfalcone. Si presenta come il sacerdote stesso o come un suo delegato, dice di essere fuori sede, impossibilitato a passare di persona. Chiede di poter ritirare generi alimentari, sigarette o medicinali, promettendo che il pagamento arriverà in un secondo momento direttamente dalla parrocchia.
Chi sono le vittime
Oltre al Gambero, tra i primi a cascarci c’era stato anche il ristorante ronchese Spiller. Il 4 agosto era toccato al Caffè Trieste di piazza Oberdan, dove i titolari avevano consegnato, fidandosi, una stecca di sigarette del valore di circa 70 euro prima di scoprire, contattando il vero don Ignazio, di essere stati raggirati.
Diversa la sorte di altre attività, che invece hanno fiutato l’inganno: la Trattoria alla Pasqua e Perla di Salvo a Ronchi, e la tabaccheria Serafin di via Fratelli Rosselli a Monfalcone, dove i truffatori avevano provato a replicare lo schema usando questa volta il nome di don Flavio.
Anche nelle ultime settimane si sono registrati nuovi episodi analoghi, nei due centri bisiachi. Il copione resta invariato: telefonate con la richiesta di anticipare beni di consumo per conto del parroco. In questi casi più recenti, però, i tentativi non sono andati a segno: i titolari contattati, ormai messi in allerta dai casi precedenti, hanno rifiutato la consegna della merce senza cadere nel tranello.
Il furto d’identità ai sacerdoti
Gli stessi due sacerdoti, allertati di quanto accaduto, avevano già confermato che ulteriori esercizi erano stati contattati con lo stesso schema. Tentativi, comunque, che si sono conclusi senza la consegna della merce richiesta.
Ora l’apertura del fascicolo segna il primo passo formale verso l’identificazione dei responsabili di una truffa che, seppur di modesta entità nei singoli episodi, si è ripetuta con una frequenza tale da mettere in guardia i commercianti. Resta da capire quante persone siano effettivamente coinvolte nella rete e se dietro le telefonate si nasconda un gruppo organizzato o singoli soggetti isolati.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








