Il "pirata" dello yacht A scappa dall’ospedale: rintracciato a Barcola, sequestrati machete e fucile

Nuova fuga per il 40enne, sottoposto a Tso, che martedì aveva tentato l'arrembaggio al panfilo di Melnichenko. Individuato dai Carabinieri dopo le ricerche in tutto il lungomare

Maria Elena Pattaro

 

Gli hanno sequestrato un machete e un fucile per la pesca subacquea. Armi che il “pirata” dello yacht A aveva in casa. Una misura di prevenzione, onde evitare che il 40enne si renda protagonista di altre azioni pericolose, nella sua bizzarra “epopea” da sedicente agente segreto sotto copertura. Martedì mattina il tentato arrembaggio del panfilo a bordo di un gommone rubato. Quarantotto ore dopo, la fuga dall’ospedale Maggiore dove era sottoposto a Tso (trattamento sanitario obbligatorio), che si è conclusa con il rintraccio in un bar di Barcola e un sequestro di armi.

Ruba un gommone e tenta di abbordare lo yacht dell’oligarca bielorusso fingendosi uno 007
Lo yacht A immortalato davanti a piazza Unità in una giornata di bora Foto Andrea Lasorte

A due giorni dalla sua folle “impresa” marinara, giovedì mattina il triestino ha gettato ulteriore scompiglio in città. Il paziente psichiatrico (da tempo seguito dal Csm) si è allontanato dal reparto di Diagnosi e cura in cui era ricoverato. E ha fatto perdere le proprie tracce. Subito sono scattate le ricerche da parte delle forze dell’ordine e la perquisizione in casa. Tra gli operatori c’era una certa apprensione, visto che girava voce che potesse essere armato di balestra. Il Reparto aeronavale della Guardia di finanza, lo stesso che aveva impedito l’abbordaggio, ha pattugliato il lungomare. Mentre Polizia e Carabinieri si sono concentrati sulle strade.

Alla fine sono stati i militari dell’Arma a rintracciare il fuggitivo. Nessun veliero da abbordare, stavolta. Il triestino, molto più prosaicamente, era davanti a un bar di viale Miramare. Fortunatamente non era armato. In compenso però la perquisizione domiciliare ha restituito un machete e un fucile per la pesca subacquea. Le due armi sono state poste sotto sequestro amministrativo per precauzione, così da evitare che l’uomo, viste le sue fragilità psichiche, possa farne un uso improprio. Non sono scattate invece denunce penali perché il 40enne non ha portato all’esterno gli oggetti, per cui non c’erano gli estremi per contestare il porto di armi o oggetti atti a offendere. Dopo il rintraccio, l’uomo è stato riaccompagnato all’ospedale Maggiore, dove proseguirà il trattamento sanitario obbligatorio. Si spera senza ulteriori intoppi.

«Sono un agente segreto sotto copertura», aveva detto il 40enne ai finanzieri che lo avevano bloccato martedì mattina, prima che mettesse piede sul panfilo extra lusso a bordo di un gommone rubato da un circolo canottieri di Barcola. «Quello yacht è mio», aveva aggiunto poco dopo l’aspirante 007. Agli operatori intervenuti è parso chiaro fin da subito che lo spionaggio non c’entrava per niente. Quella era l’azione avventata di una persona fragile, che soffre da tempo di squilibri mentali ed è già seguita dal Csm di Barcola. Tutto era iniziato con il furto del tender, con cui ha preso il largo, puntando dritto verso l’iconico panfilo, riconducibile all’oligarca bielorusso Andrey Melnichenko, che da ormai quattro anni ha trovato casa nel golfo di Trieste.

Il proposito del 40enne era stato arginato prima che potesse sfociare in un assalto vero e proprio, rischiando magari danni all’imbarcazione o, peggio, colluttazioni con l’equipaggio. L’uomo era stato quindi portato in caserma e poi sottoposto a un Tso, visto che rifiutava la terapia.

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto