Tra poche settimane Silvia sarebbe diventata avvocato

UDINE. Sarebbe diventata avvocato tra poche settimane. Aveva superato con un ottimo risultato lo scritto e il 7 ottobre avrebbe dovuto sostenere l’orale. Quasi una formalità per una come lei, abituata a superare con brillantezza tutti gli esami fin qui sostenuti.
Laureata in giurisprudenza con 110 e lode all’università di Udine, Silvia Gobbato avrebbe potuto provare i concorsi più prestigiosi per diventare un magistrato, un diplomatico o anche un notaio. I suoi professori sono convinti che Silvia aveva solo l’imbarazzo della scelta. Ma lei aveva già scelto. Voleva fare l’avvocato.
Poche settimane e avrebbe coronato il suo sogno ottenendo l’abilitazione all’esercizio della professione. E invece la vita di Silvia si è fermata ieri sull’ippovia, a soli 28 anni, a un passo da un sogno destinato a rimanere tale. Interrotto da più di dieci coltellate.
Chi la conosceva ieri non si dava pace per quanto accaduto. Perché Silvia non era soltanto “la prima della classe”. I compagni di studio e di lavoro la ricordano come una persona sempre disponibile e sempre pronta a offrire il suo sostegno a chi le chiedeva un consiglio o un aiuto.
«Impossibile volerle male», dicono. Eppure qualcuno ieri l’ha uccisa. Colpendola con più di dieci coltellate mentre correva.
Tra i tanti messaggi di cordoglio è arrivato anche quello dell’università friulana, un tweet per ricordare la «brillante laureata in giurisprudenza Silvia Gobbato».
«Questi sono fatti che colpiscono - spiega la responsabile delle relazioni esterne dell’ateneo Manuela Croatto -, non si pensa mai che una cosa così tremenda possa capitare a uno di noi. La nostra è una piccola università, siamo una comunità, qui tutti si conoscono, si creano dei legami che restano anche dopo la laurea». E infatti Silvia a Udine aveva molti amici. Da studentessa aveva vissuto prima in via della Vigna in centro e poi in una laterale di viale Venezia dove condivideva un appartamento con il fratello più piccolo Paolo, anche lui arrivato a Udine per motivi di studio. Udine insomma era diventata la sua seconda casa. Grande appassionata di diritto di famiglia, Silvia Gobbato era molto più di una semplice praticante nello studio Ortis. La sua preparazione l’aveva portata a diventare il braccio destro del noto avvocato Maria Biancareddu, moglie di Gianni Ortis e madre di Giorgio.
Tanta era la sua passione per il diritto che di lei, laureata ormai più di quattro anni fa, il 21 luglio 2009, si ricorda ancora molto bene anche il professore Lodovico Mazzarolli. «Ogni anno mi confronto con decine di studenti ma Silvia mi è rimasta impressa perché non capita tutti i giorni di trovare uno studente con una media che supera il 29 - dice -. Ha discusso la tesi con me e ha fatto un ottimo lavoro sulla consuetudine come fonte normativa tra diritto positivo e diritto vivente anche se di fatto non aveva alcun bisogno di ulteriori punti per arrivare alla lode. Anche nei miei due esami aveva preso voti altissimi, ma a stupirmi è stato il fatto che aveva solo ottimi voti, in tutte le materie e questa è una rarità. Era molto appassionata, le piaceva discutere e approfondire tutti gli aspetti del diritto, sono convinto che avrebbe potuto fare qualsiasi cosa. Aveva un futuro brillante davanti a sè e vederselo troncare così..».
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