Terremoto in Friuli, Serracchiani: "L’autonomia consentì di realizzare il miracolo"

La governatrice: il rapporto con lo Stato è basato su lealtà, impegno e fiducia. «Nel 1976 la Specialità, istituita 13 anni prima, ebbe il suo battesimo morale»
Udine 06 maggio 2016 Nel giorno del 40¡ anniversario del terremoto del Friuli, alla presenza del presidente della Repubblica Mattarella, si intiola l'auditorium della Regione FVG ad Antonio Comelli, presidente della giunta regionale nel 1976. Copyright Foto Petrussi / Ferraro Simone
Udine 06 maggio 2016 Nel giorno del 40¡ anniversario del terremoto del Friuli, alla presenza del presidente della Repubblica Mattarella, si intiola l'auditorium della Regione FVG ad Antonio Comelli, presidente della giunta regionale nel 1976. Copyright Foto Petrussi / Ferraro Simone

UDINE. L’autonomia “costretta” a diventare adulta in fretta, proprio nel 1976, ad appena 13 anni dalla sua istituzione. E l’autonomia rinnovata che deve essere stella polare per il futuro del Friuli Venezia Giulia, in un ideale patto con la Repubblica.

Questi i capisaldi del discorso della presidente della Regione Debora Serracchiani davanti al capo dello Stato Sergio Mattarella, ai sindaci e a tutte le autorità civili e militari intervenute all’auditorium di via Sabbadini per la cerimonia in ricordo del sisma del 6 maggio. Serracchiani ha ringraziato la massima carica dello Stato per la sua presenza «che onora degnamente questo anniversario».

Quindi ha voluto dedicare un «ricordo commosso e sobrio alle quasi mille vittime» e ha poi sottolineato che «quelle giornate hanno segnato in maniera indelebile la storia del nostro Friuli». Quindi il passaggio più strettamente politico, riguardante proprio la Specialità, che da più parti viene messa in discussione, considerata quasi un privilegio.

«L’autonomia di questa regione - ha dichiarato la presidente e numero due del Pd nazionale - ebbe il suo battesimo morale quando era ancora “adolescente”, 13 anni dopo la sua istituzione. Furono prove terribili, il terremoto e la ricostruzione, che ci hanno forgiato.

Siamo stati cittadini nel senso più completo della parola al tempo del terremoto: continuiamo a esserlo in questo tempo di grandi e difficili cambiamenti.

L’istituzione regionale, disegnata su carte ancora fresche di stampa, venne riconosciuta allora anche dalle persone come un ente in cui avere fiducia. La stessa fiducia che il presidente del Consiglio Aldo Moro riconobbe alla Regione, allora presieduta da Antonio Comelli e a cui oggi è stato intitolato l’auditorium del palazzo».

Serracchiani ha ricordato poi come «quella prova terribile» abbia forgiato i cittadini in tanti sensi, anche cementando ceppi di popolazioni di identità composita che la calamità della natura ha affratellato e amalgamato. «Da allora le tante peculiarità storiche e linguistiche del nostro territorio si sono avviate a diventare la ricchezza di un’unica comunità.

Un processo di coesione che non è finito, ma che deve proseguire. Guai a noi se dovesse sbiadire e disperdersi l’afflato di un’appartenenza, la saldezza delle radici ma anche l’orgoglio di un’identità plurale».

Richiamando le parole del presidente Mattarella, che nelle visite a Gemona e Venzone della mattina aveva espressamente affermato che la determinazione con cui fu affrontata la ricostruzione fu «frutto della cultura e della mentalità dei friulani», la presidente ha ribadito poi che «senza la forza incredibile del popolo friulano non sarebbe mai potuto esistere quello che poi fu considerato un miracolo, il modello Friuli».

La ricostruzione, del resto, non è stata solo l’esito di un’efficiente macchina tecnico-organizzativa: è stata anche uno straordinario momento politico di coesione istituzionale e di partecipazione popolare, in cui furono coinvolti i comitati di tendopoli e di baraccopoli, i sindaci, i parroci e le parti sociali.

«Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese fu la scelta che segnò quella fase a riprova che il lavoro è elemento essenziale per una comunità. Quella frase non fu solo una chiara indicazione di priorità ma un momento di unità per tutte le collettività terremotate, consentendo di superare steccati e divisioni, traguardando il comune obiettivo della rinascita».

Serracchiani ha richiamato l’intervento di pochi giorni fa a Roma, alla Camera, in cui è stato ricordato come proprio in quei giorni e in quei mesi «si sia forgiata la dimensione istituzionale di un rapporto con lo Stato basato sulla lealtà, sull’impegno e sulla fiducia».

Rivolgendosi a Mattarella, quale alto rappresentante e garante dell’unità nazionale, Serracchiani ha voluto «rinnovare i sentimenti su cui fonda il legame solidale che organicamente salda questa Regione alla compagine dello Stato, e al tempo stesso ne sancisce spazi e margini d’autonomia».

Intorno al terremoto e alla ricostruzione si è infatti consolidata proprio una delle esperienze più alte e virtuose dell’autonomia regionale del Friuli Venezia Giulia.

«Abbiamo l’orgoglio di continuare a esserne all’altezza», ha concluso la presidente, ricordando che si tratta di un’autonomia scaturita dalla storia, legittimata da lingue e culture diverse, ma resa concreta da cittadini «che vogliono e sanno assumersi responsabilità, che chiedono di essere protagonisti, che non guardano e attendono lo Stato come fosse altro da sé».

Anche l’eurodeputata Isabella De Monte ha voluto ricordare l’importante anniversario. «I valori e la forza con i quali quarant’anni fa ci siamo rimessi in piedi dopo il terremoto sono gli stessi che oggi devono ispirarci per affrontare le nuove sfide.

Sono i valori che fanno del Friuli un modello nazionale. Siamo gente operosa, tenace, instancabile, onesta, e lo abbiamo dimostrato dopo il catastrofico sisma del ’76, che ci mise in ginocchio. Una tragedia che ha segnato la storia e dalla quale siamo rinati, certamente grazie alla solidarietà del Paese, ma anche grazie alla nostra determinazione e capacità di fare squadra, superando una prova durissima».

Infine la segretaria regionale del Pd Antonella Grim. «Dopo il terremoto del 1976 il Friuli ha dimostrato di essere un modello e anche adesso può fare leva su quel grande patrimonio di forza, umanità, rigore e tenacia per affrontare le sfide dell’oggi - ha affermato -. La ricostruzione che seguì a quel dramma è la testimonianza più alta dell’identità della comunità friulana e della sua capacità di costruire, di rimettersi in piedi e lavorare per il bene comune. Quei valori sono vivi e vanno coltivati ogni giorno».

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