Accolti a Precenicco per sfuggire all’Orcolat: «Siamo ancora amici dopo 50 anni»

Il legame nato nel ’76 unisce le famiglie Pividori-Zamarian. Il primo invito: «Perché non venite a dormire da noi, a Precenicco? Abbiamo sistemato la casa, io e mia moglie Giuliana saremmo felici di accogliervi»

Da sinistra, Simona, Stefano, Silvia, Giuliana, Anna e Eva; seduti Linoe, a destra, Onorino
Da sinistra, Simona, Stefano, Silvia, Giuliana, Anna e Eva; seduti Linoe, a destra, Onorino

La 127 è parcheggiata in via Birago a Udine, da giorni. Dentro, ci dorme la famiglia Pividori, papà Onorino, mamma Anna, Silvia ed Eva di 4 e 2 anni. È il riparo più sicuro, quello che non può crollare, quello che il terremoto non può scalfire.

Ci tornano ogni giorno da Gemona, lasciando dietro la loro casa danneggiata dal sisma, cercando la serenità di una notte che, lì, sembra fare meno paura. Scacciando così il ricordo dei calcinacci che feriscono, della polvere che ricopre i volti delle bambine, delle urla, delle corsa fuori, per salvarsi.

Nel cantiere edile vicino, Onorino lavora e ci lavora anche Lino Zamarian, che arriva dalla Bassa. E quell’auto non smette di guardarla, gli stringe il cuore. «Perché non venite a dormire da noi, a Precenicco? Abbiamo sistemato la casa, io e mia moglie Giuliana saremmo felici di accogliervi» gli chiede un giorno di quella primavera del 1976.

Ed è lì che il sisma diventa il racconto di un’amicizia. Che dopo cinquant’anni dura ancora, festeggiata con un pranzo, solo pochi giorni fa. Diventa il racconto di una casa condivisa per scacciare la paura di un orco che si è risvegliato, di cene apparecchiate alla buona ma con amore, di giochi di bambini in giardino, quelli che organizzavano i figli di Lino e Giuliana, Stefano e Simona, di avventure, di sorrisi che univano - e uniscono ancora - Gemona a Precenicco. È una quotidianità fatta di partite a briscola, di confidenze, di racconti, di serate che profumano di ricordi, di dolci, di genuinità.

«All’inizio non me la sentivo di dire di sì» spiega Onorino, «ma accettare è stata la scelta migliore che potessi fare. Abbiamo vissuto insieme mesi meravigliosi». Onorino e Anna, con le loro bimbe, tornano a Gemona per seguire i lavori della loro nuova casa che avevano cominciato a costruire prima del sisma. Arriva la seconda scossa a risvegliare paure che ancora non si erano sopite. Salgono in macchina e tornano a Precenicco, «dove sapevamo che saremmo stati accolti, dove ci saremmo sentiti al sicuro». Quella sera il campanello a casa Zamarian suonerà più volte per accogliere altre persone di Gemona che scappavano dal terremoto. «Per noi bambini quella fu la notte dei campanelli», racconta Simona, «ogni volta che suonava era una gioia. Trovammo materassi e coperte per tutti». La quotidianità condivisa riprende, e così la gioia di tornare a vivere insieme. Anna è maestra e ogni giorno va a insegnare ai bimbi che dai paesi colpiti dal terremoto sono stati accolti a Lignano.

Ed è così che l’amicizia cresce in questi cinquant’anni e si allarga alle nuove generazioni delle due famiglie.

E così attorno a un tavolo ci si ritrova, emozionati. Commossi quando Anna racconta quell’esperienza, sapendo come solo lei sa fare, toccare il cuore con le parole: «Cinquant’anni fa era ancora il tempo del dolore ma anche della forza e del coraggio. Era il tempo di aggiungere vita alla vita, dentro ai giorni».

«Voi un abbraccio di struggente bellezza, ha detto rivolgendosi a Lino, Giuliana, Stefano e Simona, «voi una speranza che di domani aveva già il sapore, voi per noi casa, famiglia e amore. In un corollario di ore, di giorni, di mesi scorreva esigente il nostro bisogno di normalità, di esserci, di immaginarsi felici lontani dal disordine. Siete stati capace di tracciare per noi un cammino di serenità e condivisione». I ricordi vanno là, a quei mesi. E l’emozione è forte.

«Sono stati mesi splendidi. Onorino, Anna, Silvia ed Eva sono persone meravigliose e speciali, che abbiamo avuto la fortuna di incontrare nel nostro cammino di vita» concludono Lino e Giuliana.

 

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