Terremoti, sicurezza degli edifici: servono 177 milioni per l'adeguamento anti-sismico in Fvg

Lo stato di salute delle strutture pubbliche sanitarie per antisismica e antincendio. Serracchiani: «Mappatura delle necessità completata e adesso tocca alle scuole»

TRIESTE. Approvare le leggi, per quanto giuste e corrette è un conto, applicarle nel concreto – recuperando il denaro necessario – ha tutto un altro peso. Vale per ogni settore, certamente, ma se applicato alla disciplina antisismica e antincendio in Italia probabilmente ancora di più.

Il Fvg, in questo senso, è, almeno dal 1976 in poi, un passo avanti agli altri, ma se consideriamo che per allineare perfettamente alla normativa vigente i soli edifici sanitari della regione (esclusi gli ospedali hub di Udine, Pordenone e Trieste già coperti da stanziamenti totali pari a 380 milioni) servirebbero complessivamente 75 milioni di euro per l’adeguamento antisismico e 102 milioni per quello antincendio, bene si capisce come, a livello nazionale, i fondi potenzialmente necessari raggiungano le decine di miliardi.

Numeri, quelli relativi al Fvg, snocciolati ieri in Consiglio regionale dalla presidente Debora Serracchiani che ha tracciato un bilancio tra quello che è stato fatto in passato e ciò a cui, invece, bisognerà mettere mano nei prossimi anni. «Per quanto riguarda le leggi esistenti in materia – ha spiegato Serracchiani – e quindi anche la situazione degli edifici esiste un prima e un dopo 1984.

In base a quello che si vede in giro il Fvg è messo meglio di altri, soprattutto perché siamo l’unica Regione d’Italia in cui tutti i Comuni si sono dotati del Piano sicurezza, ma nelle zone non colpite dal sisma del 1976 non possiamo abbassare l’attenzione».

Entrando nel dettaglio di quanto è già stato fatto, bisogna sottolineare i 27 milioni 591 mila 109 euro che lo Stato ha “dirottato” in Fvg all’interno del Piano nazionale della Protezione civile (valore complessivo 965 milioni) varato dopo il sisma dell’Abruzzo. A questa cifra – utilizzata per opere di microzonazione dei Comuni e interventi su edifici privati, o giudicati come strategici oltre ai plessi scolastici – bisogna poi aggiungere il milione per interventi antisismici urgenti sulle scuole e gli 800 mila per le indagini sismiche locali contenuti in assestamento di Bilancio 2016. «Fondi che mettiamo a disposizione – ha spiegato la presidente – per consentire agli enti locali di realizzare le opere di progettazione sul territorio e per poter disporre di contributi immediati, senza attendere finanziarie o assestamenti, in caso di necessità urgenti».

Un capitolo a parte, però, merita la situazione degli edifici ospedaliero-sanitari. Negli ultimi 30 anni, infatti, la normativa specifica si è concentrata su due aspetti: la prevenzione antincendi e la sicurezza sismica. Con un’attenzione, decisamente più marcata sul primo settore vista l’esistenza di un Piano nazionale del ministero della Salute – che invece non ha previsto nulla di simile per la prevenzione sismica – capace di destinare 1,8 milioni di euro al Fvg. Peccato che la ricognizione effettuata dalla Regione abbia espresso la necessità di reperire risorse per ulteriori 102 milioni di euro.

Attenzione, però, perché questa somma non si riferisce ai tre ospedali hub del Fvg – Udine, Pordenone e Trieste –, ma per 69 milioni riguarda i presidi ospedalieri nati dalla riforma e per i restanti 33 l’altra totalità degli edifici che si occupano di sanità: dagli uffici amministrativi ai distretti arrivando sino ai canili.

«Oggi (ieri per chi legge ndr) abbiamo inviato al ministero la richiesta economica – ha spiegato Serracchiani – e, adesso, attendiamo una risposta da Roma».

Per quanto riguarda la situazione antisismica, invece, la situazione è più complicata proprio per l’assenza di un Piano nazionale approvato a e finanziato da Roma. In base alla relazione presentata da Serracchiani non ci sono particolari necessità per gli ospedali hub – visto che i lavori previsti nei tre capoluoghi prevedono anche la messa a norma antisismica delle strutture –, a differenza delle altre località del Fvg in cui insistono i cosiddetti nosocomi “Spoke”. «Soltanto Gorizia è perfettamente a norma – ha detto la presidente –. Gemona? No, nonostante quello che sostiene qualcuno».

La Regione, in ogni caso, non è all’anno zero. A Latisana sono già stati spesi 14 milioni – e stanziati altri 22 – a Tolmezzo 20,5, a San Daniele 16, mentre a San Vito, complessivamente, 15,8. Quanto servirebbe ancora? Al momento sono state formalizzate richieste per altri 26 milioni (non soltanto per l’adeguamento sismico), e la Regione ipotizza ulteriori necessità per altri 49: il totale, quindi, ammonta a 75 milioni di euro.

Relativamente ai presidi ospedalieri per la salute di Cividale, Gemona e parte dell’ospedale Maggiore di Trieste, infine, nei pareri relativi ai Programmi preliminari degli Investimenti 2016, è stato prescritto alle relative Aziende un aggiornamento dei progetti preliminari generali ormai datati, anche se su Gemona è già stato effettuato un primo stralcio di lavori corrispondenti alla realizzazione della nuova dialisi per complessivi 600 mila euro.

«In generale possiamo dire – ha concluso Serracchiani – che la mappatura degli edifici sanitari, cominciata con la precedente amministrazione, è stata molto puntuale ed è a buon punto quella sui plessi scolastici. Qui, però, la situazione è complessa perché gli istituti, come noto, non competono a un solo ente e in questo senso credo sarà molto importante il Piano di subentro della Regione sulle competenze che dovrebbe consentirci in qualche mese di ottenere un quadro completo e preciso».

Quanto al denaro necessario, inoltre, la presidente si augura che «oltre ai fondi statali che abbiamo chiesto e continueremo a richiedere», resta aperta la possibilità di usufruire dei finanziamenti europei che per Serracchiani «dovrebbero essere concentrati su prevenzione e interventi strutturali».

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