Telethon, chi s’intasca il malloppo?

Un breve ragionamento informale sul destino della generosità popolare

Giusto per farci una chiacchierata informale, nessuna indagine. Non siamo a Quarto Grado. Ci mancherebbe.

Telethon (la contrazione di television marathon), col suo show infinito, è strutturata apposta per impilare una lauta questua ricavata dalla generosità popolare, poi destinata alla ricerca sulle rare malattie genetiche. E sin qui, okey. Ah, fu Jerry Lewis – a metà dei Sessanta – a inventarsi la beneficenza spettacolo. Così, tanto per sapere. Bene.

Si tirano su montagne di soldi. Almeno se la cifra in rapida progressione sul display è quella vera. Due mani avanti precauzionali non fanno male a nessuno. Abitando in Italy concorderete quanto il dubbio influenzi la nostra vita ben più della luna calante, dell’oroscopo di Paolo Fox e della congiunzione astrale.

Ora attenzione, il domandone fatale: e i soldi a chi vanno, in buona sostanza? Netti o lordi? Smanettando in rete non viene fuori un granché. Se doni via telefono fisso, ovvio, un tot è destinato alla Telecom e se col cellulare alla compagnia telefonica ics ypsilon.

Nei forum l’ottimismo non deborda, tra l’altro. La media è dei chissà, mi fido poco, boh, non ho mai letto alcunché in proposito. Vero. E digitiamo “rassegna stampa”. Magari, no? Articoli con eventuali dati ed eventuali nomi e cognomi dei beneficiari. Enti, ospedali, strutture. O siamo sfigati noi nel cercare o proprio non c’è.

Sicuramente sarà una procedura impeccabile incanalata nella trasparenza assoluta, fluttuiamo in una certezza altissima, ma i San Tommasi si stanno moltiplicando nel terzo millennio ben più dei pani e dei pesci di Gesù.

E se il figlio di Dio è abile con il per, l’italiano se la cava benissimo con il meno.

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