Tagliamento, casse di espansione addio: 38 milioni per la sicurezza

UDINE. Le casse di espansione vanno in archivio. La messa in sicurezza del Tagliamento passerà in prima battuta da una serie di interventi sul basso corso del fiume, resi possibili dallo sblocco dei 38 milioni di euro, già destinati alle invise opere di laminazione, annunciato ieri dalla Regione.
«È un momento storico perché segna lo sblocco di oltre 38 milioni di euro per gli interventi di messa in sicurezza sul basso corso del fiume Tagliamento – ha esordito la presidente Debora Serracchiani –. Opere attese da decenni e fondi che, pur a disposizione, non erano mai stati utilizzati».Lo saranno a breve.
Una volta progettate, le opere saranno messe in cantiere, affidate alle “cure” del commissario per il dissesto idrogeologico, ruolo che è della presidente Serracchiani e che, com’è per tutte le gestioni commissariali, dovrebbe essere garanzia di tempi e procedure più snelli.
Che cosa si andrà a fare nel basso corso, ieri l’ha spiegato l’assessore regionale all’ambiente, Sara Vito. Tre sono in sostanza gli interventi previsti dall’Autorità di Bacino in Fvg: l’innalzamento del ponte stradale dell’Anas a Latisana, che consentirà di eliminare l’ipotesi di un effetto diga del manufatto in caso di piene importanti, la diaframmatura delle arginature (con blocchi cemento) a difesa della frazione di Gorgo di Latisana e infine, verso Lignano, il rialzo e la diaframmatura per aumentare la tenuta degli argini.
Ai 38 milioni di euro che verranno spesi in Fvg se ne aggiungeranno 14 (di fondi nuovi) in Veneto che serviranno a realizzare interventi sulla parte destra del fiume, nel comune di San Michele al Tagliamento. «Eravamo finiti sulla stampa nazionale come pubblica amministrazione che per decenni non era riuscita a spendere soldi che aveva in cassa», ha ricordato Serracchiani definendo l’episodio «un fatto inaccettabile.
L’abbiamo affrontato con determinazione – ha proseguito – e grazie all’assessore Sara Vito, ai suoi uffici, al Ministero dell’ambiente, all’unità di missione, all’autorità di bacino e all’agenzia della coesione l’abbiamo risolto».
Interlocutori che la presidente ieri ha voluto elencare uno a uno per far capire quanta e quale complessità di relazioni si celi dietro la modifica dell’accordo di programma, comunicata dal Ministero alla Regione lo scorso 11 agosto. Per l’inizio dei cantieri non ci vorrà molto.
Non appena arriverà il parere della Soprintendenza partirà una serie di lavori già programmata per opere di messa in sicurezza idraulica a Latisana, mentre per quanto riguarda i 38 milioni appena sbloccati verrà avviata a breve la fase di progettazione che almeno per un po’ manda in archivio le casse di espansione.
Opere contro le quali si sono battuti per anni associazioni e privati cittadini, convinti dell’inutilità dei manufatti ai fini della messa in sicurezza idraulica di Latisana in caso di una piena eccezionale e altrettanto del danno ambientale che quelle tonnellate di cemento in alveo avrebbero causato al Re dei fiumi alpini, così è stato battezzato il Tagliamento, spettacolare per il suo andamento a bracci.
A distanza di anni, la scelta dell’Autorità di bacino d’intervenire sul basso corso dà oggi a quelle migliaia di persone (parzialmente) ragione e relega le casse di espansione nel dimenticatoio. Almeno finché non saranno realizzate le nuove opere e sarà possibile valutarne l’impatto e capire se e quali interventi si renderanno necessari a monte.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








