Svuotò i conti dei clienti: condannato a un anno e quattro mesi

UDINE. Lui era il loro promotore finanziario e i soldi spariti dai rispettivi conti correnti i risparmi che gli avevano affidato. Somme che Piergiorgio Moreale, 60 anni, di Udine, aveva poi restituito soltanto in parte e che avevano finito per costargli molto più di quel che, forse, aveva pensato di guadagnare.
Da un lato, con la perdita repentina del posto di lavoro, si era giocato anche la credibilità conquistata in anni di attività nel campo creditizio.
Dall’altro, con la denuncia presentata dalla prima dei quattro clienti che avevano scoperto l’ammanco, si era trovato sotto inchiesta per l’ipotesi di reato di frode informatica, con l’aggravante di avere abusato di relazione di prestazione d’opera in quanto agente di banca.
E così è arrivato il conto. A staccarlo è stato il giudice monocratico del tribunale di Udine, Paolo Milocco, con la sentenza che lo ha condannato a 1 anno e 4 mesi di reclusione e 500 euro di multa, in relazione a uno solo dei quattro episodi contestati.
Per gli altri tre è stato dichiarato il non doversi procedere: a seguito di intervenuta prescrizione del reato, nei due casi risalenti al 2010 ai danni di altrettanti correntisti, e per difetto di querela, per un caso datato 2012 e che il giudice ha ritenuto di riqualificare nelle forme non aggravate (i soldi erano stati restituiti prima dell’avvio delle indagini), escludendo in tal modo la procedibilità d’ufficio.
Nel procedimento, l’unica a costituirsi parte civile era stata la banca Mediolanum - che nel 2014, non appena scattata l’inchiesta, aveva troncato il contratto con il proprio promotore finanziario -, cui il giudice ha riconosciuto il risarcimento dei danni patiti, liquidandoli in 12.500 euro e subordinando la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena al versamento dell’importo.
«Operò con pervicacia e sistematicità – ha arringato in aula l’avvocato Giovanni Motta, legale della banca –, sfruttando la fiducia che il ruolo gli assegnava per accedere ai codici segreti dei clienti».
Era stato proprio questo il meccanismo che, dal 2010 al 2014, aveva permesso a Moreale di spostare una somma complessiva pari a quasi 125 mila euro dai conti intestati ai quattro risparmiatori a un altro a lui riconducibile.
Passata per competenza dalla Procura di Udine - che aveva delegato le indagini alla sezione di Polizia giudiziaria della Guardia di finanza - alla Direzione distrettuale di Trieste, l’attività investigativa aveva rivelato un’«introduzione abusiva nel sistema informatico della banca Mediolanum».
Nel ribadire l’impianto accusatorio, il pm onorario Alessandra Cadalt aveva chiesto la condanna dell’imputato a 1 anno e 6 mesi di reclusione e 600 euro di multa.
Il difensore, avvocato Federica Donda, aveva invece concluso per il non doversi procedere nei tre casi ritenuti superati, appunto, dalla prescrizione e dal difetto di querela, e per il minimo della pena rispetto all’unico episodio sopravvissuto (e precedentemente “conciliato” con risarcimento dei danni versati in parte dall’imputato e in parte dalla banca), con concessione delle attenuanti generiche in regime di prevalenza sull’aggravante. Richiesta che il giudice ha accolto. —
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