Svolta nelle indagini sull’incendio alla Hdb: in quattro nei guai

Prata, chiusa l’inchiesta. La Procura ipotizza la tentata truffa. «Spa in crisi, volevano incassare i soldi dell’assicurazione»
foto missinato prata z.i. incendio fabbrica HDB
foto missinato prata z.i. incendio fabbrica HDB

PRATA. Svolta nell’indagine sull’incendio, scoppiato all’inizio di maggio 2011, alla Hdb spa di Prata, dichiarata fallita lo scorso marzo. Il pubblico ministero Annita Sorti ha chiuso l’inchiesta e indagato quattro persone: colui che viene ritenuto l’esecutore materiale dell’incendio, l’allora proprietario e il direttore dell’azienda, e un acquirente di materiali prodotti dalla stessa Hdb.

A vario titolo, le ipotesi di reato contestate sono incendio e tentata truffa ai danni della compagnia assicurativa. L’ipotesi di accusa si basa sul sospetto che, essendo all’epoca la società in difficoltà, intendesse incassare i soldi dall’assicurazione col risarcimento dei danni derivati dal rogo.

Gli indagati sono Francesco Marino, 41 anni, di Prata, operaio e marito di una ex dipendente dell’azienda, ritenuto l’esecutore materiale dell’incendio, l’ex proprietario Raul Bardella, 58 anni, di Prata, l’allora direttore aziendale Antonbarbaro Pascarella, 53 anni, residente nel Veneziano, e Guido Dall’Oglio, 47 anni, di Bagnolo San Vito, colui che avrebbe dovuto acquistare il materiale andato a fuoco nel magazzino. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Aldo Masserut, Bruno Malattia, Paolo Lazzaro e Fabio Pavone.

L’incendio scoppiò nella fabbrica di Prata – specializzata nella lavorazione del legno e dei suoi derivati e produttrice di componenti per mobili, in particolare cornici e antine – nella notte tra il 3 e il 4 luglio 2011. Le fiamme distrussero il comparto nel quale era ammassato il prodotto finito, pronto per la spedizione.

A seguito di indagini vennero trovati una tanica di benzina, uno straccio imbevuto di combustibile, un paio di cesoie. Qualche giorno dopo venne arrestato l’operaio Francesco Marino, originario della Campania, ma residente a Villanova.

A suo tempo vennero indagati anche un albanese e un romeno, la cui posizione fu presto archiviata. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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