Dai ponti in Friuli alla Borsa e alle conquiste in Usa: lo straordinario secolo di storia del gruppo Icop
Nata nel 1920 con l'ingegner Alvise, l’azienda di Basiliano supera i 600 milioni di fatturato grazie alle intuizioni tecnologiche e al recente sbarco nel mercato azionario

Un secolo di storia, quattro generazioni e una capacità non comune di cambiare senza perdere la propria identità. È la traiettoria di Icop, l’impresa della famiglia Petrucco nata costruendo ponti e strade in Friuli e diventata, nel tempo, un player internazionale nell’ambito delle fondazioni speciali, del microtunnelling e delle opere marittime. Artefice di diverse operazioni di acquisizione, oggi l’azienda è diventata un gruppo: da Basiliano, forte di oltre mille dipendenti, presidia il mercato nazionale, così come quello europeo e statunitense. Una geografia molto lontana da quella, tutta nordestina, che ha ospitato i primi passi del giovane Alvise Petrucco, classe 1890.
Laureato al Politecnico di Torino, l’ingegnere friulano firma le sue prime opere a soli 23 anni e nel 1920 dà vita, con Giovanni e Cesare Costantini, alla «F.lli Costantini e Ing. Petrucco». È la stagione della ricostruzione dopo la Grande Guerra e il primo cantiere che si aggiudica la neonata impresa è un pezzo di storia del Friuli: il ponte dell’Armistizio, sul torrente Arzino, a Flagogna di Forgaria, costruito per sostituire una struttura distrutta durante il conflitto.
Da lì l’impresa cresce insieme al territorio. Arrivano i lavori nello sviluppo urbanistico di Lignano, poi il ponte di Braulins sul Tagliamento e il cavalcavia di via Cividale a Udine. Negli anni Trenta i dipendenti sfiorano quota 500, tra tecnici, muratori e operai. Alvise guarda oltre i confini regionali e nel 1939 la Costantini e Petrucco sbarca a Roma, impegnata nella costruzione di alcuni dei primi edifici dei Parioli. Negli anni Quaranta arrivano la galleria antiaerea di Gretta, a Trieste, e i lavori nelle centrali idroelettriche.
L’avventura insieme ai fratelli Costantini si chiude negli anni Quaranta e la totalità delle quote passa nelle mani della famiglia Petrucco. Quando Alvise muore, nel 1966, l’impresa ha già alle spalle quasi mezzo secolo di cantieri.
A raccoglierne il testimone è il figlio Paolo, ingegnere industriale che l’anno prima, a Longarone, aveva fondato la «Icop di Petrucco Ing. Paolo», germoglio dal quale nascerà la società attuale.
Con il figlio di Alvise, l’azienda compie un primo, grande salto. Accanto alle costruzioni tradizionali cresce la componente tecnologica e prendono forma nuove competenze nelle infrastrutture e nelle fondazioni speciali. Nei cantieri dei ponti sul Piave, nel Bellunese, Icop comincia a utilizzare pali trivellati di grande diametro e arriva a progettare e costruire le proprie attrezzature. È il primo passo verso quella specializzazione nel sottosuolo che diventerà la cifra dell’azienda.
Determinante in questo senso l’avvio dell’attività nel campo del microtunnelling nel 1991, tecnologia vista in Germania e subito importata da Vittorio e Piero Petrucco, figli di Paolo, entrati rispettivamente in azienda nel 1984 e nel 1988. Sono gli anni in cui la società assume la denominazione I.CO.P., ma soprattutto quelli in cui prende forma la nuova specializzazione, accolta con convinzione da Paolo, che invece guarda con qualche diffidenza all’ingresso di Friulia nel capitale, voluto dai figli per garantire alla società di famiglia, che allora – siamo nel 2015 – fatturava 60 milioni di euro, una situazione patrimoniale e debitoria adeguata ad affrontare la maxi commessa da 130 milioni relativa alla piattaforma logistica di Trieste. «In quell’occasione Paolo non era convinto, aveva l’impressione di vendere un pezzo dell’azienda, ma ci lasciò fare» fa sapere Piero Petrucco, che aggiunge: «Chissà cos’avrebbe detto della quotazione in Borsa...». Altra giravolta compiuta dall’impresa friulana su impulso, stavolta, di Giacomo, uno dei quattro figli di Piero, quarta generazione a varcare, nel 2024 (Paolo è mancato due anni prima) la soglia dell’impresa di famiglia. «Come l’abbiamo presa? Mio fratello ha risposto “ottimo, ma la quotazione e vieni a farla tu”. Detto, fatto. L’ipotesi è diventata realtà a luglio 2024 con il debutto del titolo a Piazza Affari dove, dai 5,92 euro di quotazione iniziale, ha toccato lo scorso giugno il massimo storico di 32,50 euro, oltre cinque volte il prezzo di collocamento.
La quotazione ha dato benzina alla nuova strategia di crescita dell’azienda, che ha affiancato a q uella organica diverse operazioni m&a. Nel 2025 sono entrate nel perimetro la statunitense Atlantic GeoConstruction Holdings e la bresciana Palingeo, mentre nel settembre 2026 è arrivato l’accordo preliminare per il 51 per cento della pugliese Ediltunnel, specializzata nelle opere in sotterraneo e nelle tecnologie no-dig, senza dimenticare l’Ops in corso su Trevi, società cesenate attiva nel settore delle fondazioni.
Nel 2025, grazie alla crescita organica e alle acquisizioni, il gruppo ha chiuso con ricavi consolidati per oltre 428 milioni di euro e un Ebitda rettificato di 84,6 milioni. A giugno 2026 il portafoglio valeva 1,5 miliardi e la guidance per l’intero anno indicava ricavi tra 610 e 640 milioni e un Ebitda tra 105 e 115 milioni.
Il segreto di una storia così lunga e florida prova a ricostruirlo Giacomo che usa due parole: fiducia e complementarietà. Di idee, intuizioni, competenze. Se quella di Alvise e Paolo erano aziende dirette da un solo uomo, già con Vittorio e Piero inizia la combinazione di competenze e visioni, che si moltiplica ancora con i figli e i manager nel frattempo entrati in azienda. «Contano i rapporti fiduciari, la cultura comune, le competenze che si contemperano e non ultimo la scelta di esserci» chiosa Giacomo che quella scelta, libera e consapevole, l’ha compiuta al pari dei suoi cugini Francesco e Andrea. Fa altro (almeno per ora) il resto della quarta generazione: Nicola, Paolo, Luigi e Paola, unica presenza femminile in famiglie insieme alla nonna Lina, che a 97 anni ancora bazzica l’azienda.
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