Spartaco, Jesse, Pancho e Fidel

di Mario Brandolin
Sessanta appuntamenti per un weekend fitto di incontri, presentazioni e lectiones magistrales, oltre a mostre, spettacoli, colazioni con la storia ed escursioni a bordo degli èStoriabus: questo il ricco carnet di èStoria 2013. Sessanta appuntamenti per confrontarsi con la storia, passata e recente, nel solco di quei banditi che – nel bene e nel male – ne hanno segnato pagine entrate ormai nell’immaginario collettivo e che questo immaginario continuano a nutrire con il fascino della trasgeressione per la libertà e lper a giustizia, ma anche come esempi negativi dai quali trarre insegnamento. Un mix di testimonianze, riflessioni critiche e approfondimenti affidati a storici e studiosi, molti dei quali stranieri, ma anche giornalisti e opinionisti, magistrati che vivono sotto scorta, ex banditi, vittime di errori giudiziari, personaggi di rilievo nella lotta alle mafie, che – oltre al filone principale, appunto Banditi –, animeranno gli altri percorsi del festival, come La storia in testa e Testimoni della storia.
Così Nic Fields e Barry Strauss illustreranno la figura del gladiatore ribelle Spartaco, mentre Stefano Malatesta con Alejandro de Quesada e Alan Knight racconterà l’avventura umana e politica di Pancho Villa, metà bandito e metà rivoluzionario. Un’altra figura leggendaria, Fidel Castro, sarà al centro, nel cinquantesimo anniversario dall'attentato di Dallas, di un contributo sugli studi più recenti con nuovi documenti e nuove ipotesi sul dramma di J.F. Kennedy: con Brian Latel e Georg Meyr. A confrontarsi con un Robin Hood del Far West, con il mitico Jesse James, simbolo del banditismo americano, tra gli altri, il filosofo Giulio Giorello, l’americanista Massimo Teodori e il giornalista Federico Rampini. E poi La “Repubblica” di Pansa, una disanima del celebre quotidiano italiano a cura di uno dei suoi fondatori, Gianpaolo Pansa appunto, intervistato da Gianfranco De Turris. E lo stesso Pansa, con Mauro Corona, sarà anche protagonista del ricordo che il festival riserva alla tragedia del Vajont, in vista del suo cinquantenario. Approfondimento sulla storia locale anche con La repubblica partigiana della Carnia e dell’Alto Friuli, con Gustavo Corni e Andrea Zannini, coordinati da Mimmo Franzinelli: in primo piano, insomma, quella che fu forse la più importante, oltre che la più vasta, tra le repubbliche partigiane sorte in Italia nel 1944. Una vicenda al centro di un rinnovato interesse storiografico: raccontare e analizzare i fatti, le figure, l'eredità di quel tempo ha infatti l'obiettivo di recuperare e consolidare la coscienza di come, nei momenti più duri della guerra, si costruirono le basi della Repubblica e della Costituzione. Al personaggio che maggiormente in questi mesi, con la forza dirompente del suo pensiero e l’umiltà del suo atteggiamento ha sorpreso l’opinione pubblica mondiale, segnando una svolta, ancora tutta da scoprire, nella storia millenaria della Chiesa, è dedicato Non abbiate paura della tenerezza, uno sguardo su Papa Francesco, a cura di Massimo Teodori e Giorgio Dell’Arti. Né mancano i libri, come i nuovi romanzi di Massimo Carlotto, spunto per una conversazione sul rapporto tra mondo femminile e delitto, e di Gian Mario Villalta, Alla fine di un’infanzia felice. E poi sport, come ultima frontiera della criminalità organizzata nel racconto di Raffaele Cantone, che quel rapporto, oggi sempre più invadente, ha studiato e documentato, e sport come storia di poveri eroi, di banditi e campioni: ovvero il giro d’Italia, secondo Mimmo Franzinelli e Luigi Grechi De Gregori, attraverso la storia di Sante Pollastri e Costante Girardengo.
Di forte impatto saranno alcune speciali testimonianze. Quella di don Luigi Merola, che parlerà della sua lotta a Napoli contro la camorra per la difesa della legalità e dei giovani. Quella di Pierluigi Pirandello, nipote del grande drammaturgo e romanziere siciliano, nonché figlio del pittore Fausto, nel cui racconto, sollecitato da Stefano Mensurati, si incroceranno vita familiare, letteratura e arte. E quella di Graziano Mesina, intervistato dal giornalista Pino Scaccia: quel Mesina noto come il bandito di Orgosolo, «l’ultimo vero bandito d’Italia».
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