Sopravvissuti, vite al bivio che escono dalla cronaca per diventare memoria: il libro in edicola con il Mv

I giornalisti del gruppo Nem hanno raccontato la pubblicazione al festival di Pordenone

Paola Dalle Molle

Non sono storie di eroi e nemmeno racconti da riempire di aggettivi. Sono storie di persone che hanno attraversato tragedie, incidenti, violenze e perdite e che, in modi diversi, hanno trovato la forza di andare avanti. È questo il filo conduttore di Sopravvissuti. Cronache di seconde occasioni, il nuovo libro realizzato dalle giornaliste e dai giornalisti di Nord Est Multimedia (Nem), distribuito in edicola con il Messaggero Veneto.

L’incontro, introdotto da Antonio Bacci, caporedattore centrale del quotidiano, ha visto il curatore del volume Paolo Cagnan, vicedirettore Nem, dialogare con i capiservizio Enri Lisetto e Alessandra Ceschia, due dei giornalisti che hanno firmato gli episodi raccolti nell’antologia. Il libro nasce dal desiderio di raccontare che «cosa succede il giorno dopo il miracolo», spiega Cagnan.

Suddivise in quattro parti tematiche e unite da un filo comune: in bilico tra ciò che siamo e ciò che avremmo potuto essere.

Tra le storie raccontate c’è anche quella di Massimo Sestini, autore della prefazione, che durante un’immersione nel lago di Lavarone ha fotografato inconsapevolmente la propria morte.

Il suo cuore si è fermato, ma la macchina fotografica, programmata per scattare automaticamente, ha continuato a lavorare. Ed è in quel punto, tra un prima e un dopo, che si trova il senso più profondo di Sopravvissuti. Le storie raccolte sono diverse tra loro.

C’è chi è sopravvissuto a un terremoto, chi a un incidente aereo, chi a un infortunio sul lavoro e chi a una situazione di violenza. Ci sono anche i cosiddetti “sopravvissuti emotivi”, persone che devono continuare a vivere dopo aver perso qualcuno di fondamentale.

Tra essi c’è Maira, una bambina di appena quindici giorni quando, durante il terremoto del Friuli del 1976, l’edificio in cui viveva crollò. Estratta viva dalle macerie, ha trascorso gran parte della sua vita interrogandosi sul perché fosse sopravvissuta mentre altri non ce l’avevano fatta.

Solo più avanti quella domanda si è trasformata in un’altra: come utilizzare il tempo che le era stato dato? Non semplicemente restando vivi, ma ricostruiendo ciò che è stato spezzato.

Tra le storie c’è poi quella di Massimo Lionello, sopravvissuto nel 2001 a un incidente aereo sopra Pordenone. L’aereo perse quota e precipitò in una piazza, finendo contro un albero. Lionello rimase gravemente ferito, ma vivo. Il capitolo più doloroso è quello dedicato ai sopravvissuti emotivi.

È la storia di chi rimane quando una persona amata non c’è più. Come Miriam, figlia di una donna uccisa dall’ex marito che ha scelto di trasformare il proprio dolore in un impegno: andare nelle scuole, parlare ai ragazzi, riconoscere i segnali della violenza e ricordare che nessuna forma di abuso deve essere accettata. L’emozione cresce mentre Cagnan infine racconta il dramma dei genitori di Marco Gottardi morto con la compagna nell’incendio della Grenfell Tower di Londra. Ed è qui che il libro supera il semplice racconto di cronaca. La cronaca registra ciò che accade; la memoria impedisce che venga dimenticato.

E raccontare queste storie significa anche provare a capire cosa succede dopo, quando i riflettori si spengono. Perché una seconda occasione significa ricostruire identità, fiducia e futuro. Restano le cicatrici, visibili o invisibili, e la consapevolezza di essere stati, per un istante, vicinissimi a un’altra possibile vita. Da quel confine, nonostante tutto, può cominciare qualcosa di nuovo.

 

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