«Sono tornato qui per la qualità della vita Pordenone è un brand con tante potenzialità»

Dopo 20 anni a Roma il compositore Cristian Carrara è rientrato in città «Piccolo è bello, soprattutto per i giovani. Mi metto a disposizione» 

IL PERSONAGGIO



Cristian Carrara torna a casa. Il musicista e compositore di 44 anni, dopo una “parentesi” di due decenni a Roma (tra cui una legislatura in consiglio regionale del Lazio a fianco di Nicola Zingaretti), è rientrato stabilmente a Pordenone. Partì a 24 anni, quando venne eletto segretario nazionale dei giovani delle Acli. Fondò il Forum nazionale dei giovani di cui è stato portavoce per sei anni.

«Allora avevamo il parlamento più vecchio del mondo, dove portavamo le istanze degli under 35. Furono anni formativi durante i quali ebbi modo di capire come funzionava la macchina politica e istituzionale, senza essere schierato».

Ricorda la Pordenone di vent’anni fa?

«Era già una città culturalmente viva e da lontano l’ho vista crescere ulteriormente. Se comparata con città più grandi, da fuori ti accorgi che offre parecchio: il Festival del cinema muto, Pordenonelegge, il teatro, i concorsi di chitarra e internazionale di Porcia, Piano city, jazz e punk rock: tante proposte che, purtroppo, spesso non sono sufficientemente conosciute».

Che si dice di Pordenone nella Capitale?

«I taxisti di Roma la conoscono per averci fatto il servizio militare, ma i ricordi sono sempre positivi, raccontano sempre di gente accogliente. Questo non può che far piacere. È chiaro che essendo piccola e decentrata può soffrire di mancanza di attenzione nei centri di comunicazione nazionale, ma alcuni eventi, come Pordenonelegge, qualche spazio riescono a ricavarselo».

Piccola è bello?

«Questo “stare coperta” ha anche alcuni lati positivi. Per esempio, è prima città per qualità della vita».

Dal 2013 al 2018 è stato consigliere regionale del Lazio, indipendente, presidente della commissione cultura, turismo, scuola, sport, pari opportunità.

«Fui eletto nel centrosinistra senza tessere di partito. Era il periodo di Mafia Capitale. Da friulano mi trovavo in un luogo che aveva dinamiche particolari e tipiche della politica romana. Ma è stata una esperienza utile. Parallelamente ho continuato l’attività artistica. Credo che qualsiasi attività istituzionale debba essere fatta da persone che abbiano una professione altrimenti restano agganciate al treno della politica per tutta la vita. Lavorando di notte ho continuato a scrivere per affermare una competenza».

Finito il mandato di consigliere?

«Sono stato nominato direttore artistico della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi e coordinatore artistico dell’Orchestra della Toscana. Oltre a comporre, ho competenze manageriali: ho inventato, tra l’altro, la startup maestro.it. Aiuto le aziende a sviluppare, attraverso il pensiero creativo, nuovi progetti di impresa o a gestire e coltivare nuove relazioni istituzionali nazionali e internazionali».

E l’attività artistica?

«Ho composto “Rapimenti d’amore”, opera lirica dedicata a Dante Alighieri che daremo a giugno al teatro Coccia di Novara. Sempre a giugno registrerò con la London Philharmonic il concerto per pianoforte proposto a Pordenone “War silence”».

Perché è tornato a Pordenone?

«Con mia moglie ci stavamo pensando da tempo. Il lockdown ha accelerato la decisione. Roma è bella, ma difficile da vivere con tre bambini, se non hai nonni e parenti. Avevamo voglia di pensare alla nostra vita in una città più piccola con una qualità della vita superiore. La scelta è caduta su Pordenone dove avevamo relazioni e amicizie, una città che dispone di un’offerta culturale e formativa di alto livello. In tempi di smart non è il luogo dove sei che ti permette di lavorare: se hai qualcosa da dire lo puoi fare ovunque. A Pordenone ci sono molte opportunità. Pensate al Paff! che è noto a livello europeo: il gotha del fumetto dice che è esperienza unica. E’ l’esempio che si può fare qualcosa di alto livello in una piccola città».

Il futuro è nelle piccole città?

«Credo di sì. In un mondo delocalizzato, se si può si sceglie di lavorare e vivere in un luogo bello. Roma ha tante potenzialità, ma rischia di annacquare le cose che si fanno magari con tanta fatica. Un luogo più piccolo è appetibile per chi ha idee e per i giovani. Si pensi solo al respiro europeo che ha il Nordest: i friulani hanno a un passo l’Europa e a volte non se ne rendono conto. Esserne il cuore è una grande opportunità».

È entrato nel cda della Casa dello studente.

«Mi è stato chiesto, la mia appartenenza cattolica non è un segreto. Per anni mi sono occupato di politiche giovanili, se posso dare una mano mi fa piacere. Don Luciano Padovese ha fatto tantissimo, è un punto di riferimento».

È necessario fare cultura con i soldi pubblici?

«Pordenone ha dimostrato che con un teatro gestito bene si mette in moto l’economia. Biglietti, ristoranti, hotel, comunicazione, promozione: tutto questo fa brand. E che Pordenone faccia brand lo si vede, ad esempio, con il festival del libro. A volte si pensa che avere soldi pubblici sia un diritto. No: i soldi si danno a fronte di un progetto che si ponga degli obiettivi». —



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