Sonego non arretra: il vitalizio è un diritto

Il senatore Pd: "Ho titolo morale per chiedere ciò che mi spetta, chi amministra miliardi deve avere la previdenza"

UDINE. Il senatore del Pd Lodovico Sonego (con una lunga militanza in Consiglio regionale) non arretra di un centimetro: sulla questione del vitalizio ritiene di essere nel giusto. Secondo lui si tratta di un diritto acquisito, che non deve essere assolutamente intaccato. In questa intervista spiega le sue ragioni.

Senatore Sonego, lei intanto gode già della ricca indennità di palazzo Madama...

«Giusto, partiamo dal mio stipendio di senatore. Il reddito di un parlamentare è di 4.800 euro netti per dodici mesi. Non sono pochi, ma non sono tutti quei soldi di cui si favoleggia».

Ha suscitato perplessità e scalpore la sua richiesta di vitalizio da ex assessore regionale.

«Confermo. Ho chiesto che mi venga assegnato il vitalizio di assessore perché ho i requisiti previsti dalla legge e io stesso nella richiesta ho ricordato che non potrà essere pagato fintanto che sono in Senato, sempre perché lo stabilisce la legge. Quindi nessun doppio introito, ma solo l’assegnazione, che è un atto dovuto. Se la Regione avrà convincimenti diversi dai miei ci affideremo alla decisione di un terzo, c’è un giudice a Berlino e aiuterà me, la Regione e l’opinione pubblica a garantire il rispetto della legge. Il clamore era scontato e i giornali hanno il dovere di riferire. Non sono mai andato di notte, chi fa una diffida ad adempiere mette nel conto di andare in giudizio, il che non è cosa che si fa di nascosto. Chi agisce in modo tanto trasparente deve per forza avere buone ragioni».

Però adesso c’è di mezzo una questione, diciamo, di opportunità. I politici sono nel mirino per i loro compensi.

«E’ vero, non è popolare chiedere il vitalizio per quanto sia dovuto per legge e da sospendere. Ho servito la mia Regione per tanti anni amministrando enormi risorse e con rispetto sacrale per ciò che non è mio e lasciando le cose meglio di come le ha trovate. Quel rispetto sacrale mi dà il titolo morale a chiedere ciò che la legge mi assegna e a guardare chiunque dritto negli occhi».

Ma alla gente che magari non arriva a fine mese, cosa vuole dire?

«All’opinione pubblica voglio dire due cose. La questione dei vitalizi è da anni un facile strumento di lotta politica, anche nel caso che ora mi riguarda. Aggiungo che in Friuli Venezia Giulia chi esprime il suo pensiero oltre la soglia consentita mette a rischio il reddito o il patrimonio della famiglia. Però io vorrei proseguire. La seconda cosa la dico da cittadino il quale chiede che la Regione continui a essere governata come lo fu da grandi presidenti come Comelli, Biasutti e Illy. Se sarà così io e la mia famiglia avremo ospedali di qualità. Ciò richiede grandi professionisti dell’amministrazione, anche persone disponibili a lasciare un avviato studio di avvocato o di commercialista per servire il cittadino mettendo a disposizione la loro professionalità. La volgare demagogia della carica a titolo gratuito va in direzione opposta».

Dunque la pensione per i politici è giusta?

«Proprio così, chi va a fare leggi in Regione deve avere anche un trattamento previdenziale, per quanto di tipo contributivo: un parte a carico dell’eletto e una parte a carico della Regione. E’ una cosa che hanno anche gli amministratori di condominio, figurarsi chi governa sei miliardi all’anno e deve garantire buoni ospedali».

Adesso però la Regione ha cancellato i vitalizi, è stata una delle primissime mosse del centrosinistra, schieramento del quale lei fa parte.

«Infatti, in Consiglio regionale a queste condizioni vedo un futuro di spiantati che vanno lì perché altrove non li vogliono. La Regione fa finta di pagarli e loro fanno finta di governare. Gli spiantati mi preoccupano per gli ospedali di cui avrò bisogno».

Argomenti:politica

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto