Solo in cella a Belluno, i tormenti di Ruotolo

Passa le giornate a leggere l’ordinanza per studiare una via d’uscita Oggi farà scena muta all’interrogatorio, ricorso al tribunale della libertà

PORDENONE. Solo nella sua cella, nel carcere di Baldenich, Giosuè Ruotolo legge e rilegge l’ordinanza del gip Alberto Rossi. Passa le sue ore così, a studiare quelle trentuno pagine che l’hanno portato dietro le sbarre. Da una clausura a un’altra. Con una matita fa le sue annotazioni sui fogli, segnalando le cose che ritiene interessanti. Sulle quali intende confrontarsi con il suo legale di fiducia, l’avvocato Roberto Rigoni Stern, in vista del ricorso al tribunale del Riesame di Trieste.

Già quando è stato arrestato dai carabinieri, lunedì pomeriggio nella sua stanza alla caserma Mittica, dopo il turno di lavoro, Giosuè non riusciva a staccare gli occhi da quelle pagine. Se le sarebbe lette tutte d’un fiato seduta stante. Non se ne è voluto separare nemmeno per affidarle al suo avvocato, quando l’indomani mattina l’ha raggiunto al carcere di Belluno per il primo colloquio.

L’autocontrollo di Ruotolo non manifesta, invece, alcuna crepa. Non si è abbandonato alla disperazione, ma reagisce, animato dalla speranza di poter chiarire la sua posizione. Stamattina affronterà l’interrogatorio di garanzia dianzi al gip di Belluno Vincenzo Sgubbi. Con lui ci sarà Rigoni Stern. La Procura di Pordenone non assisterà all’interrogatorio.

Anche oggi, come nel secondo interrogatorio dianzi ai pm, Ruotolo sceglierà di avvalersi della facoltà di non rispondere, per dare modo al suo legale di fiducia di elaborare la strategia difensiva.

Ci sono dieci giorni di tempo dalla notifica della misura cautelare per poter fare ricorso al tribunale del Riesame. La difesa, rimasta fino a questo momento al buio, intende usarli tutti. Caso vuole che il termine scada proprio il 17 marzo, l’anniversario del duplice omicidio di via Interna. Giovedì prossimo, dunque, il legale di fiducia di Ruotolo depositerà il ricorso a Trieste.

Dalla lettura dell’ordinanza la difesa ha cominciato a ricavare i primi elementi dell’inchiesta e ne sta saggiando i punti deboli. Nel mirino, movente e testimonianze dei due ex coinquilini e commilitoni di Giosuè Ruotolo. L’avvocato Rigoni Stern contesta l’attendibilità delle sit dei commilitoni del 16 gennaio.

«Fanno dichiarazioni tardive, nove mesi dopo il duplice omicidio, riferendosi a situazioni delle quali non si sapeva nulla fino a quel momento – osserva Rigoni Stern – . Siamo rimasti molto sorpresi. Tali dichiarazioni, indubbiamente, vanno riscontrate e accertate prima di esprimersi definitivamente. Non ci risultavano rapporti conflittuali, ritorsioni o richieste di chiarimento su finti profili. Quanto alla presunta lite fra Giosuè e Trifone, non ci sono riscontri di fasciature al polso o tumefazioni al volto di Giosuè. Basterà ascoltare tutti gli altri commilitoni alla De Carli».

Nel mirino della difesa anche il movente, ritenuto labile: «non si può parlare di persecuzione posta in essere da un finto profilo Facebook con nove messaggi in entrata e dieci in uscita in quindici giorni di tempo, otto mesi prima dell’omicidio. Tutti questi mesi di intercettazioni non hanno prodotto nulla di significativo».

Quanto alla presenza di Ruotolo nel parcheggio di via Interna per quasi mezz’ora, la sera del delitto, la difesa intende nominare un consulente per analizzare i dati tecnici e i software delle telecamere, per verificare il loro corretto funzionamento.

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