Sindaci della Bassa in rivolta: «Follia farci votare con Trieste»

Via libera in commissione Affari costituzionali della Camera al rafforzamento del collegio giuliano. Insorgono i deputati e i primi cittadini friulani: calpestate identità e cultura per meri calcoli elettorali

UDINE. Rabbia e sconcerto tra i sindaci della Bassa friulana dopo il blitz del Pd a Montecitorio che ha inserito all’interno del parere sulla composizione dei collegi dell’Italicum la richiesta di collegare un’ulteriore fetta di provincia di Udine, andando sino al Tagliamento, con Gorizia e Trieste.

La commissione Affari costituzionali ha dato il proprio placet al decreto legislativo trasmetto dal ministro Maria Elena Boschi al Parlamento con una serie di indicazioni, non vincolanti per l’esecutivo, che riguardano anche il Fvg. Mentre al Senato la discussione per il voto finale è cominciata ieri attorno a mezzanotte.

Nel testo diramato dagli uffici della Camera si chiede che il Governo «valuti l’opportunità in Fvg di garantire un maggiore equilibrio demografico tra i due collegi plurinominali per assicurare, ferma restando l’esigenza di garantire l’accesso alla rappresentanza della minoranza linguistica slovena, anche il più generale criterio in base al quale, qualora sia indispensabile dividere il territorio di una provincia, i collegi plurinominali debbano essere composti mediante accorpamento dei collegi uninominali del 1993 o comunque con la minima deviazione necessaria rispetto a tali criteri».

Uscendo dal linguaggio burocratico, l’unica provincia che può essere spaccata seguendo i criteri dell’Italicum è quella di Udine e l’obiettivo, per nulla velato, è ottenere dal Governo l’unione con il territorio isontino e giuliano del vecchio collegio di Cervignano del Matterellum, riportando con il Friuli i Comuni di Valcanale e Canal del Ferro.

Sindaci in rivolta

Tutto, dunque, è nelle mani dell’esecutivo Renzi, visto che il parere non impegna in nessun modo il Governo, ma la sensazione è che il peso di alcuni elementi democratici di area giuliana possa, con discreta facilità, ottenere il risultato sperato.

Lignano, quindi, voterà assieme a Muggia, e Latisana, tanto per fare un altro esempio, con Monrupino. Una nuova geografia della Regione che rischia, però, di creare non pochi grattacapi in terra friulana al Pd, anche in quelle zone dove, storicamente, i voti confluiscono a centrosinistra. «Sono letteralmente sbalordito – tuona il sindaco di San Giorgio di Nogaro Pietro del Frate – dalla rapidità con cui si è attuata questa scelta che comporterà una riduzione del numero di deputati eletti per la provincia di Udine.

È evidente come a essere penalizzata è soprattutto questa parte di Friuli che, con ogni probabilità, non riuscirà a eleggere un suo rappresentante. Se volevano farci diventare sotàns di Trieste direi che ci sono riusciti appieno». Parole forti, ma sono autentiche bordate anche quelle che si alzano da Lignano.

«Questa divisione non sta né in cielo né in terra e non è accettabile – attacca il primo cittadino Luca Fanotto –. Non riesco davvero a capire la ratio, se non legata a meri calcoli elettorali, di una scelta che calpesta la storia, l’identità e la cultura del territorio friulano.

Pensare di farci votare assieme ai paesi del Carso, o allo stesso capoluogo regionale, è assurdo e fuori da ogni logica». Ma se il Pd incassa, quantomeno, la neutralità di Torviscosa secondo il cui sindaco Roberto Fasan «l’importante non è che un deputato sia udinese o della Bassa ma che si faccia portavoce delle istanze del territorio».

Nemmeno chi ha ottenuto quello che voleva, come Renato Carlantoni, è del tutto soddisfatto. «Torniamo a casa, cioè con Udine – commenta il sindaco di Tarvisio – con una mossa finalmente logica e che tutela anche i diritti della minoranza di lingua tedesca. Ciò non toglie, però, che non sia stato risolto il problema dell’unità del Friuli visto che si parla sempre e soltanto del rispetto della minoranza slovena, ma mai di quella friulana che racchiude la maggioranza degli abitanti del Fvg.

È evidente, poi, che questa si sia trasformata soltanto in una battaglia legata al numero dei seggi con il Pd che ha tolto da Trieste le aree tradizionalmente di centrodestra per garantirsi quelle di centrosinistra».

In Parlamento

È una protesta che monta, dunque, quella in Regione e che viaggia in parallelo a quelle dei deputati del Fvg che, a Roma, si oppongono al Governo Renzi. «I collegi dovrebbero essere coerenti con la storia e l’identità del territorio oltre a durare nel tempo – accusa il capogruppo della Lega Nord Massimiliano Fedriga –, non essere approvati per un semplice calcolo elettorale come in questo caso.

Il Pd avrebbe dovuto avere il coraggio di mettere mano all’Italicum e cambiare la composizione delle circoscrizioni. Non ha, deliberatamente, voluto farlo, ma la storia insegna come chi si disegna su misura le regole del gioco poi viene sonoramente battuto alle elezioni». Dura anche Sandra Savino.

«Vedremo cosa deciderà il Governo – spiega la deputata di Forza Italia –, ma è chiaro che alla base di questa nuova divisione non ci sia alcun fondamento storico o culturale. È un semplice ragionamento numerico e levantino: sacrifico i Comuni più a destra e mi prendo quelli tradizionalmente più amici. Poco importa, poi, se su questo altare devo sacrificare l’identità del Friuli e frantumare la provincia di Udine».

Per l’ex pentastellato Walter Rizzetto il ritorno di Valcanale e Canal del Ferro rappresenta «un contentino che non risolve alcun problema» quando l’unica soluzione logica «se non parliamo meramente di poltrone» sarebbe stata quella «di fare votare Udine con Pordenone e Gorizia assieme a Trieste».

In casa democratica, invece, plaude alla scelta il deputato isontino Giorgio Brandolin secondo cui «un riequilibrio demografico dei due collegi era necessario e con questa modifica aumentano le chance di elezione per un rappresentante della Bassa friulana», mentre Paolo Coppola continua a sostenere come il via libera della modifica da parte del Governo debba essere «vincolato a una condivisione da parte di tutti, altrimenti tanto vale lasciare le cose come stanno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto