«Simeoni, niente diaria? Obbligato a rinunciare»

Provincia, il centrodestra va all’attacco del consigliere del Front furlan E lui (assessore anche a Povoletto): ma ho detto no al compenso più elevato

E’ subito bagarre in Provincia sull’addio alla diaria annunciato giorni fa, in occasione della prima riunione dell’assemblea, dal neoconsigliere del Front Furlan, Federico Simeoni. Secondo la maggioranza di centrodestra, si tratta però di un annuncio «strumentale» perché Simeoni, assessore esterno ad ambiente, energia, edilizia privata e politiche comunitarie nel Comune di Povoletto, è obbligato dalla legge a rinunciare a una delle due indennità. «Ho scelto di rinunciare al compenso più consistente – ribatte da parte sua Simeoni – per gravare meno sull’erario».

A sollevare il caso sono i sindaci e consiglieri provinciali Renato Carlantoni (Tarvisio) e Mauro Bordin (Palazzolo dello Stella), in riferimento alla norma che vieta agli amministratori locali il cumulo di indennità. Ed è proprio la legge regionale 46 del 1996 sulle regole in materia di indennità agli amministratori locali che specifica la possibilità di scelta: «All’amministratore - afferma - spetta l’indennità di carica più favorevole e, in sostituzione della seconda o delle altre indennità di carica, può essere corrisposta l’indennità di presenza per ogni giornata di effettiva partecipazione alle sedute degli organi istituzionali dell’ente e delle relative commissioni previste dalla legge o dallo statuto». In altre parole il gettone di presenza che Simeoni ha detto di accettare.

«È opportuno che Simeoni non faccia finta di essere un eroe, di volersi sacrificare per il superiore interesse della collettività e discorsi da anime belle, dal momento che è la legge a imporgli l'opzione», attaccano Carlantoni e Bordin. «È molto triste assistere a speculazioni su questioni già regolate dalla norma», aggiungono i due consiglieri provinciali che hanno rinunciato alla diaria di palazzo Belgrado. E come loro, fra i banchi della maggioranza, fanno anche Stefano Balloch (sindaco di Cividale), Pietro Dri (sindaco di Porpetto), Lidia Driutti (sindaco di Manzano). All’opposizione sono Gabriele Pitassi (sindaco di Pradamano) e Federico Pirone (assessore del Comune di Udine) a rinunciare alla diaria. Diversa la scelta del vicesindaco di Aquileia, Luciano Cicogna, che accetta l’indennità per sgravare le casse del suo Comune.

«Avrei potuto rinunciare all'indennità di Povoletto, pari a 700 euro lodi al mese, piuttosto che ai mille euro di palazzo Belgrado – ribatte Simeoni –. Intanto qualcun altro cumula alla luce del sole vitalizi, indennità di carica e gettoni vari. La mia è una provocazione, ma dall'altra parte non vedo nemmeno una riflessione sulla riduzione dei costi della politica, si tratti di indennità, consulenze oppure società partecipate dell'ente».

In italiano e friulano. Intanto ieri il presidente della Provincia, Pietro Fontanini, ha giurato in italiano e friulano davanti al presidente della Regione, Debora Serracchiani. L’atto è avvenuto a Udine, nell'area di rappresentanza del palazzo. Fontanini ha poi firmato il verbale del giuramento, assieme a Serracchiani. Il verbale è stato sottoscritto anche dal segretario generale della Regione Daniele Bertuzzi e da un dirigente del servizio elettorale dell'amministrazione, in qualità di testimoni. Come è noto, Fontanini ha assunto le proprie funzioni di presidente della Provincia lunedì durante la riunione del primo consiglio.

Michela Zanutto

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