«Siamo esasperati, si avanti così dal 2003»

MERETO DI TOMBA. Alla fine le caprette sono salite ordinatamente sul camion che le ha trasferite in una località idonea. Il capo, docile alla corda tenuta dal veterinario, per ultimo, fiero, maestoso. «Di solito - spiega Claudia Comelli della Forestale - gli animali soffrono per il trasporto». Ma in questo caso, nonostante la difficile operazione di recupero, non un belato, silenzio assoluto, finalmente libere, hanno lasciato la casa degli orrori. Ripristinato il rispetto che ogni essere vivente ha il diritto di avere. Rimangono l’area che ha bisogno di una urgente bonifica e un’aggrovigliata situazione burocratica per la quale le capre sono state le principali vittime. Infatti - come spiega il neoeletto sindaco Massimo Moretuzzo - «dobbiamo capire chi è il vero responsabile della situazione visto che ci sono due proprietari, uno delle capre e l’altro di parte del bene. Per questo, e per intervenire in modo idoneo, è stato chiesto un parere giuridico agli uffici regionali. Parere ad oggi (ieri, ndr) non ancora giunto. Negli anni sono intervenuti l’Azienda sanitaria, l’Arpa e per l’ipotesi di maltrattamento animali sono intervenute infine la Polizia municipale e la Forestale».
Il caso, «sempre stato segnalato al Comune», è scoppiato dopo che un filmato della situazione è stato messo in rete da chi abita di fronte alla casa. Condivisione immediata, determinante l’intervento dell’associazione onlus di Luna & Sam di Porpetto che si è attivata in difesa delle capre. «Siamo esasperati - dicono i vicini -, è dal 2003 che si va avanti così; nel 2012 c’erano addirittura 26 capre». Il comproprietario dell’area messa sotto sequestro si definisce «comproprietario ma non con il possesso della proprietà in quanto - dice -, nonostante le notifiche legali agli atti, l’altra persona non mi ha mai consegnato le chiavi». Viene da chiedersi in questa intricata vicenda a chi spetta ora l’onere della bonifica di quest’area così degradata in una via centrale, la Cristoforo Colombo, della frazione. La fine di un incubo per i paesani, al mattino i belati delle povere bestie affamate e assetate si sentivano in tutto il vicinato, come spettri si aggiravano in una casa dove per anni ha abitato glaciale l’indifferenza; sembrava impossibile avvicinarle, forse bastava un po’ di amore per farle stare meglio, senza tanti legacci burocratici.
«Mai vista una situazione simile», dicevano alcuni agenti ieri; pure il nostro fotografo non è rimasto indifferente, le sue immagini, da vedere anche sul sito, sono eloquente documento. Conforta il fatto che dal pomeriggio di ieri i 16 esemplari abbiano trovato in un’azienda agricola di Tarcento la loro vera casa con acqua e cibo a sufficienza. (m.c.)
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