Si aggrava la situazione alla casa di riposo: altri due decessi

Vittime salite a sei a Castions. L'appello di una operatrice alla gente di Zoppola: è una guerra, fatevi sentire, dateci la forza di lottare

CASTIONS DI ZOPPOLA. Ancora lacrime alla casa di riposo di Castions di Zoppola: ieri si sono spente all’ospedale di Pordenone le vite di Alfonsa Del Col, nata nel 1918, e Lidia Michieli, ultranovantenne. Solo la prima risulta ufficialmente deceduta a causa del coronavirus. La seconda non faceva parte dell’elenco delle persone positive, per quanto siano state usate tutte le consuete precauzioni anche nella gestione del suo caso.


Lo ha reso noto Bruno Ius, presidente della fondazione Micoli Toscano che gestisce la struttura. Sale così a sei il drammatico computo delle vittime: nei giorni scorsi erano mancati Caterina Bressan, Ferruccio Bontempo, Iolanda Nardin e Anna Gambarin. «Ci troviamo in una situazione gravissima» ha detto Ius affranto, confermando i due decessi. In ospedale a Pordenone si trovano anche altri otto anziani positivi al coronavirus, mentre sono 19 gli ospiti infetti che rimangono in casa di riposo. Ad aggravare il quadro, gli otto dipendenti positivi.


Oltre alla fondazione stanno monitorando la situazione anche il sindaco Francesca Papais, l’Azienda sanitaria e la Prefettura. È stato attuato un piano per tentare di contenere la diffusione della malattia, con la creazione di un reparto per gli anziani positivi e di uno per i casi sospetti.

«Lunedì scorso ha preso servizio il dottor Pietro Casarin – ha dichiarato il sindaco Papais – , medico volontario esperto che ha una lunga esperienza in medicina d’emergenza e virologia. Sta attuando una serie di verifiche». I dipendenti, intanto, convivono con la paura. Un sentimento espresso da un’operatrice, Patrizia Polotto, sulla pagina Facebook “Sei di Zoppola se...”.


Patrizia se l’è presa con chi punta il dito contro gli operatori e ha lanciato un appello alla comunità: «Stateci vicino, fateci sentire il vostro affetto». Sono parole che colpiscono, quelle scelte da Patrizia. «Adesso sono stanca. Sono una semplice ragazza che lavora nella casa di riposo di Castions, faccio questo mestiere da 12 anni. Sì, 12 anni. Che ha visto la malattia, la sofferenza, la morte – scrive sul social –. Che ama il suo lavoro alla follia! Si, ora sono a casa per un periodo, ma appena mi è possibile ritornerò in trincea. Sì, in trincea perché questa è una guerra. Ma sono stanca, stanca di vedere come viene presa alla leggera questa situazione.

Come tutti siano capaci di puntare il dito e giudicare senza sapere cosa veramente facciamo».
Quindi, l’appello a Zoppola, alla sua gente. Alla solidarietà. «Mi appello a Zoppola, il paese dove sono nata e cresciuta, dove anche i miei figli stanno crescendo: fatevi sentire come paese. Fate sentire ai miei colleghi che credete in loro. Aiutiamoci con tutto ciò che possiamo permetterci. Una preghiera, delle lettere, semplici messaggi, ma dateci la forza per lottare».

 

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