Sgarbi: "Palmanova si dimostri all'altezza del riconoscimento Unesco"
Il professore: una conquista per la fortezza, anche se tardiva. «Ora vanno sviluppate eccellenze in ricettività e accoglienza». In esclusiva per i lettori del Messaggero Veneto, il viaggio nei sotterranei di Palmanova Iscrivetevi qui a NoiMV - Le nostre newsletter - Gli eventi

In esclusiva per il Mv, viaggio nei sotterranei di Palmanova
«Un riconoscimento giusto, naturale, logico, anche se fin troppo tardivo»: così lo storico e critico d’arte, Vittorio Sgarbi, commenta la notizia dell’inserimento della città di Palmanova nella lista dei beni Patrimonio mondiale dell’Umanità, all’interno del sito transnazionale “Le opere di difesa veneziane tra il XVI ed il XVII secolo-Stato da Terra e Stato da Mar occidentale”.
Palmanova è patrimonio dell'umanità: ecco la sua carta di identità
Il critico si era speso più volte in passato per la tutela della città e per la sua salvaguardia. Aveva aderito alla campagna di sensibilizzazione “Sos Palmanova” promossa dal Messaggero Veneto, all’epoca diretto da Tommaso Cerno, ed era intervenuto l’8 febbraio 2015 al teatro Gustavo Modena proprio per contribuire, con il suo apporto, a dirigere i riflettori sulla fortezza di Palmanova. L’iniziativa del nostro quotidiano puntava proprio fare in modo che una battaglia come quella di reperire i finanziamenti per salvaguardare questo gioiello storico-culturale non fosse ritenuta impresa impossibile. E Sgarbi, anche in seguito, aveva garantito la propria attenzione e i propri interventi sulla città stellata, alla quale non aveva risparmiato neppure pesanti critiche su alcune scelte urbanistiche da lui ritenute errate.
In merito al risultato portato a casa da Cracovia, nel suo parlare schietto, Sgarbi sposta l’attenzione su quella che ritiene ora la vera sfida per la città, una sfida che prescinde dal riconoscimento appena ottenuto, ma che è resa da esso ancor più urgente. «Palmanova – dichiara Sgarbi – non ha bisogno dell’Unesco che è un ente inutile, in grado di dar solo un titolo, un blasone nobiliare, perché Palmanova, Patrimonio dell’Umanità, lo era già. Funziona un po’ come la guida Michelin per i ristoranti. Ciononostante è vero che se uno sulla guida trova un ristorante a tre stelle, può decidere di andarci. In tal senso allora possiamo gioire di questo riconoscimento, per quanto tardivo».
Usa toni non certo morbidi nei confronti dell’Unesco il critico d’arte ricordando, con disappunto, come siti quali Lecce e il Salento o Viterbo non abbiamo ancora ottenuto il titolo, pur possedendo tutte le caratteristiche per rientrare tra i beni di eccezionale valore culturale per l’intera umanità. «In Italia – sancisce Sgarbi – dovrebbero essere almeno 500 i siti Unesco e invece sono soltanto 53. Tuttavia, pur essendo solo un bollino, il titolo non è dannoso. Certo non aggiunge nulla a quanto già pensavo di Palmanova. Spesso si va in un ristorante proprio scegliendo in base alle stelle che gli sono state attribuite e talvolta le stelle dicono anche la verità. È il caso di Palmanova che ha un valore a prescindere dal riconoscimento ottenuto».
Pur scettico sul valore intrinseco dell’inserimento nella World Heritage List, Sgarbi ne ammette la valenza per la città, al fine di perseguire con maggiore efficacia l’obiettivo della sua conservazione e valorizzazione. E aggiunge: «In questo mondo dell’immagine, obiettivamente, questa è una conquista. Ora la responsabilità però non è più dell’Unesco. È della città, che deve dimostrarsi all’altezza di tale riconoscimento. D’altronde è ciò che l’Unesco suppone dal momento che non eroga denari, ma concede un titolo nobiliare. Palmanova potrebbe intanto ottenere dalla Regione maggiori finanziamenti, esibendo questo marchio. È come avere una corsia preferenziale: nel caso la Regione debba scegliere se erogare dei soldi a una città bella senza titolo Unesco o a una città bella con marchio Unesco, sceglierà quest’ultima. E questo è un vantaggio».
Per Sgarbi ora Palmanova deve puntare, anche grazie al titolo ottenuto in Polonia, non solo a conservare il proprio patrimonio o a trovare gli opportuni utilizzi degli spazi da recuperare, ma anche a curare l’accoglienza. «Palmanova – conclude il critico d’arte – deve attrarre e sviluppare eccellenze nella ricettività: alberghi di livello, comodi, bed&breakfast di qualità, un ristorante a tre stelle per offrire al visitatore un’accoglienza adeguata. Sono tutti temi, questi, sui quali la città deve riflettere».
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