Sette indagati per il crac della Serrmac sas

La Procura ha chiuso le indagini preliminari. Tre anni fa l’azienda era stata sequestrata in base alla normativa antimafia
foto missinato - tribunale pn veduta
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La Procura ha chiuso le indagini preliminari sul crac della Serrmac sas di Parisi Gerardo &C., con sede a Budoia, finita nel maggio 2016 sotto sequestro in base alla normativa antimafia nell’ambito di un’indagine della divisione polizia anticrimine di Roma due mesi dopo la dichiarazione di fallimento. Sette gli indagati a vario titolo per bancarotta a Pordenone: amministratori di fatto e di diritto e cinque beneficiari dei pagamenti distrattivi in proprio o come amministratori di società. A carico del legale rappresentante Gerardo Parisi, 64 anni, residente a Burgherio, il pm Monica Carraturo ha ipotizzato anche la truffa. Con la presentazione di false dichiarazioni dei redditi, secondo gli inquirenti, avrebbe indotto in errore il personale della banca Monte dei Paschi di Siena, filiale di Sacile, che erogò nell’agosto 2015 un finanziamento di 500 mila euro alla Serrmac, che invece 7 mesi dopo portò i libri in tribunale. Per la Procura, tuttavia, già nell’estate 2015 gli amministratori si astennero dal chiedere il fallimento, aggravando il dissesto di 1 milione e 900 mila euro. Dissesto accelerato secondo il pm con la sistematica omissione dei versamenti erariali e previdenziali per 443.297 euro.

La Procura contesta a Parisi e al 58enne romano Stefano Aureli, indicato come l’amministratore di fatto dal 13 settembre 2013 al 17 settembre 2015, di aver tenuto la contabilità in modo tale da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento d’affari, varie ipotesi di distrazione, anche a insolvenza conclamata e con la registrazione di fatture false o fittizie, pagamenti preferenziali per complessivi 471.476 euro. Sono stati chiamati in causa in concorso nelle distrazioni Armando Pignataro, 60 anni, residente a Bolzano; Luciano Piersanti, 58 anni, romano; Franco Pirottina, 61 anni, di Bolzano; a Guido Benetta, 63 anni, trevigiano e a Roberto Giuseppe Cicivelli, cinquantenne romano che nel 2016 è stato fra i nove destinatari del maxisequestro e che gli inquirenti della capitale hanno collegato al clan Casamonica. Il pm ha accertato la distrazione di 141.045 euro a favore di Rcf travel rent srl; 120.700,35 euro a R& R appalti srl (ricondotte dal pm a Cicivelli); 145.908 euro all’apparenza destinati al pagamento di fatture ma in realtà corrisposti secondo l’accusa a Cicivelli (14.030), Pirottina (7.200 euro), Mileo srl (75.020 euro), 9.500 euro (ditta Pirottina Franco), Pilu rappresentanze di Piersanti Luciano (58.924 euro), Gamma servizi srl gestita da Benetta (34 mila euro). —

I.P.

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