Sesso e voodoo, appartamento sequestrato

In Viale delle Ferriere a Udine: blitz dei carabinieri che hanno denunciato una ecuadoriana per sfruttamento della prostituzione
Udine23 aprile 2016 I carabinieri mettono i sigilli ad un appartamento del civ 7 di via delle ferriere utilizzato per prostituzione. Copyright Foto Petrussi / Ferraro Simone
Udine23 aprile 2016 I carabinieri mettono i sigilli ad un appartamento del civ 7 di via delle ferriere utilizzato per prostituzione. Copyright Foto Petrussi / Ferraro Simone

UDINE. C’erano i preservativi, tantissimi e di varie fogge, e c’erano i santini e le bambole voodoo, con i loro occhi immobili e inquietanti. Chi entrava nell’appartamento delle prostitute ecuadoriane, al civico 7 di viale delle Ferriere, trovava tutto questo: sesso a pagamento e magia nera.

Un mix non proprio gradito ai vicini di casa che, stanchi dell’andirivieni di sconosciuti da e per l’interno 16, al sesto piano del condominio “San Marco”, l’estate scorsa avevano deciso di segnalare il proprio disagio ai carabinieri.

L’attività d’indagine si è conclusa in questi giorni, con il decreto di sequestro preventivo che ha “sigillato” l’immobile e con la denuncia della proprietaria, una 43enne ecuadoriana a sua volta impegnata nei “servizietti” a luci rosse, per l’ipotesi di reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

Coordinata dal pm Marco Panzeri, l’inchiesta riunisce in un unico fascicolo i verbali dei numerosi episodi accertati dai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Udine in mesi di appostamenti e controlli nella zona in cui le occupanti dell’appartamento, due donne e un trans di 43, 35 e 33 anni, tutti regolari e con un’altra occupazione lavorativa durante il giorno, operavano.

Un lungo elenco di storie di sesso e un altrettanto dettagliato elenco di nomi e cognomi di uomini osservati mentre, con l’auto o a piedi, si avvicinavano alle ecuadoriane, concordavano prezzo e durata della prestazione e le seguivano nell’appartamento.

Il che, come noto, non costituisce comunque illecito. La ricostruzione delle loro mezz’ore o più di piacere a pagamento, però, rappresentava il presupposto indispensabile per procedere nelle indagini e cercare di contestare l’unico reato penalmente perseguibile nei casi di meretricio. La seconda fase dell’attività investigativa ha puntato proprio a questo: indurre i clienti ad ammettere di essersi rivolti a prostitute.

Per farlo, i carabinieri si sono mossi con estrema discrezione, bloccando i clienti dopo che si erano già rimessi al volante, con la scusa di un normale servizio di controllo della strada, o convocandoli in un secondo momento in caserma. A quel punto, invitati a spiegare da dove stessero arrivando e lasciata intendere la retoricità della domanda, nessuno ha più pensato di cavarsela con la scusa della scappatella con l’amante: imbarazzati o meno, tutti hanno finito per raccontare i particolari dei loro incontri.

Si è scoperto così che gli appuntamenti venivano decisi sul momento, senza alcuna prenotazione telefonica e “vetrine” on line, e che per ogni prestazione le due donne e il trans chiedevano tra i 50 e i 100 euro l’uno, a seconda che durassero 30 o 60 minuti. Gli accordi venivano presi in strada, davanti all’androne del condominio, nei vicini giardinetti o dalle parti del distributore di benzina, dove i tre, con indosso minigonne e tacchi vertiginosi, si posizionavano per attirare i clienti. Gli incontri a casa potevano avvenire anche in contemporanea e, una volta terminato, il cliente usciva dal portone da solo. Dileguatosi lui, seguiva la prostituta, pronta a un nuovo giro. Per un totale di 4 o 5 clienti a notte.

La perquisizione dei militari, al comando del maggiore Alberto Granà, è avvenuta mercoledì. Quando i carabinieri hanno suonato il campanello, una delle due donne (la proprietaria, in quel momento, non era in casa) e il trans si stavano preparando per uscire. Sorpresi, ma non per questo scortesi o aggressivi, hanno cercato di spiegare di non fare niente di male, dimostrandosi disponibili a fornire tutte le informazione e la collaborazione necessari, e rassegnandosi infine a fare le valigie, non appena resi edotti del sequestro dell’immobile.

Ai carabinieri è bastato gettare un’occhiata attorno per rendersi conto di trovarsi non soltanto in mezzo a una classica alcova a luci rosse, con capi di biancheria intima e una montagna di profilattici sparsi ovunque, ma anche in mezzo a una specie di “tempio” dei riti voodoo, tra santini, bambole e altri oggetti tipici delle religioni esoteriche.

Oggetti dai quali i tre non si sono voluti separare neppure dopo il trasferimento in caserma, dove hanno continuato a rispondere alle domande degli investigatori. Prima di congedarsi, in cerca di un’amica che li ospitasse, indagata e compari hanno rivolto parole di gratitudine ai carabinieri. «Pregheremo per voi – hanno detto – perchè siete stati gentili con noi».

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