Serracchiani: «Adesso del Nord mi occuperò io»

UDINE. Da sola, o quasi, nella squadra di Renzi a rappresentare il Nord, quello delle fabbriche che chiudono e delle partite Iva che non arrivano più a fine mese. Ma il compito non la spaventa, così come le levatacce per partecipare alle riunioni della segreteria, che il sindaco di Firenze ha convocato alle 7.30 del mattino, orario in cui timbrano il cartellino gli impiegati o entrano in fabbrica gli operai. Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia, si occuperà di infrastrutture. «Una passione nata - dice - durante gli anni da europarlamentare a Bruxelles e che si è accentuata col tempo». La sua parola d’ordine è «tutti dobbiamo cambiare, adesso e subito, perchè questo Paese sembra essersi fermato all’epoca borbonica».
A parole è facile cambiare l’Italia. Poi però si deve fare i conti con il cantiere militarizzato della Tav in Val di Susa, tanto per cominciare.
«Sono favorevole all’alta velocità che rispetti l’ambiente. La linea Torino-Lione è stata pensata nel 1991 e la realizzazione avviata nel 2006, in tempi ormai lontani. I corridoi europei ci sono, il tracciato esistente è vecchio e non compatibile con l’alta velocità ferroviaria. Detto questo era più opportuna una condivisione del progetto con la popolazione locale, come è avvenuto in Francia. Mi auguro di poter recuperare il dialogo con la valle».
Anche la rete stradale fa acqua...
«Nel decreto del Fare ci sono i finanziamenti per cinque opere considerate strategiche e subito cantierabili. Tra di esse ci sono la terza corsia dell’autostrada A4 tra Venezia e Trieste e il potenziamento dell’asse Milano-Torino».
Lei e la sua collega Chiara Braga, di Como, siete le uniche due “nordiche” nella nuova segreteria Pd su 12 componenti. In poche a rappresentare la parte più dinamica del Paese.
«Non credo ci sia un difetto di rappresentanza. E’ una segreteria snella, io del Nord-Est e Braga del Nord-Ovest, penso ci siano tutte le condizioni per affrontare la cosiddetta questione del Nord. Mi farò carico personalmente di queste problematiche, così come è accaduto durante la campagna elettorale per il Friuli, che mi ha portato alla vittoria. Il Pd deve dimostrare di saper parlare a imprenditori, artigiani, professionisti e lavoratori, a quel mondo a cui in passato ha comunicato sempre con difficoltà».
Intanto nel Pd le primarie hanno lasciato parecchie scorie. Musi lunghi e malumori assortiti.
«Domenica ha perso un pezzo di vecchia classe dirigente della sinistra, è vero. C’è chi ha perduto un congresso per la prima volta in vita sua, è logico che qualcuno sia meno contento di come sono andate le cose. Ma al netto dei mal di pancia il partito resta uno, senza dubbio. Anzi sul territorio c’è già una mescolanza, una capacità di fare squadra tra le varie anime, che è forte, mentre a Roma è meno evidente».
Qualcuno teme che il Governo di Enrico Letta possa essere indebolito dal “ciclone” Renzi.
«Letta durerà, non c’è nessuna voglia di abbatterlo. Deve portare a casa dei risultati, fare le riforme. Quella elettorale, quella sul mercato del lavoro, tanto per cominciare».
A proposito di Renzi, da rottamatore a un futuro da Premier, la strada è segnata...
«E’ un vulcano, ha idee e capacità di trasmettere energia. E’ molto maturato come amministratore, colpisce la concretezza delle sue proposte e la voglia di farle in fretta. Le sue scelte indicano un percorso di sinistra, sappiamo che i cambiamenti spaventano, ma tutti dobbiamo cambiare. La società, i partiti, i sindacati. Il Paese a volte sembra essersi fermato all’epoca borbonica».
Lei è nella segreteria nazionale del Pd, ma guida anche la Regione Friuli Venezia Giulia. Il tempo e le forze dove le troverà?
«Il mio impegno con il Friuli Venezia Giulia resta immutato, con la stessa intensità di sempre. Sono consapevole di avere tanto lavoro, ma ci metto altrettanta passione».
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