Sedegliano ricorda il terremoto del 1976 nel 50° anniversario: una serata tra memoria, canti e archivi al Clabassi

Martedì 27 ottobre le pagine storiche del Messaggero Veneto, le foto dell'epoca ed i racconti dei soccorritori per trasmettere il riscatto friulano ai giovani

Viviana Zamarian
Venzone, terremoto 1976. Un'immagine.
Venzone, terremoto 1976. Un'immagine.

Il ricordo condiviso. Quello del terremoto che distrusse mille vite, edifici, paesi interi. E quello della rinascita. Di chi aiutò il Friuli a rialzarsi, a ricominciare, a ricostruire un mondo completamente diverso, perché quello che esisteva prima della scossa del 6 maggio 1976 non c’era più, sepolto dalle macerie, sgretolato come le pareti di case, imprese e chiese.

Attraverso gli articoli del Messaggero Veneto, diventato all’epoca la voce di una terra ferita a morte, si ripercorre che cosa rappresentò l’Orcolat. Il giornale raccontò passo passo l’emergenza prima, la ripartenza poi con la seconda scossa che fece riaffiorare la paura e costrinse migliaia di persone a raggiungere le località balneari. Raccontò la dignità del popolo friulano, l’orgoglio, la caparbietà, il coraggio quotidiano, il carattere di chi non aveva tempo per piangere, di chi voleva solo andare avanti, di chi aveva perso tutto ma non si arrendeva.

Attraverso le pagine del giornale, le testimonianze, i filmati d’epoca e le foto, il terremoto, nel 50° anniversario, sarà ricordato in una serata, organizzata dall’amministrazione comunale di Sedegliano, che sarà ospitata martedì, 27 ottobre, alle 20.30 al teatro Plinio Clabassi. Durante l’incontro – in cui interverranno il condirettore del Messaggero Veneto Paolo Mosanghini, la sorella Elisabetta Grasselli, ispettrice territoriale della Croce rossa italiana e Maria Teresa Plet per la Protezione civile Fvg -, sarà proiettato un filmato dell'epoca, a cura di Romano Remigio, saranno illustrati i materiali dall'archivio editoriale del Messaggero Veneto, si susseguiranno le testimonianze di alcuni cittadini.

Si alterneranno le letture di Flavia Valoppi e i canti del coro Vocinvolo di Udine Classica, diretto da Lucia Follador, con Alessio Domini al pianoforte Partecipano alla serata la Protezione civile di Sedegliano, la Croce Rossa (Comitato provinciale di Udine), i vigili del fuoco, i donatori di sangue di Sedegliano e i gruppi alpini di Coderno, Grions e Sedegliano.

Una serata, come ricorda l’assessora Marcella Bravin, tra parole, musica e voci, “che punta a far incontrare le generazioni, a trasmettere il ricordo di ciò che ha rappresentato il terremoto per il Friuli, grazie alle testimonianze dei soccorritori e dei cittadini che hanno partecipato ad azioni di volontariato.

La Protezione civile racconterà l’esperienza della tendopoli e di quanto fu importante ricostruire nei luoghi della tragedia per tenere unite le comunità”. Ricordo, memoria, identità, territorio, comunità, solidarietà. E racconto. Di un Friuli martoriato ma che non abbassò mai la testa, che seppe sempre guardare al futuro.

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto