Scoprire Castel d’Aviano

PORDENONE. Riflettori su Castel d’Aviano, in provincia di Pordenone, nella ventunesima Giornata di Primavera indetta dal Fai: la proposta si articola in quattro tappe, percorso nell’arte che dalla chiesa parrocchiale intitolata alle Sante Maria e Giuliana porterà a quella cimiteriale di Santa Giuliana, quindi all’oratorio di San Gregorio e infine al parco storico della cinquecentesca villa Policreti, giardino all'italiana che si estende su una superficie di circa 30 ettari.
Un tour di forte suggestione, insomma, che sarà corredato – la sera di domenica, alle 18.15, proprio nelle pertinenze di villa Policreti – da uno spettacolo del Gruppo danzerini Federico Angelica di Aviano. Le visite ai monumenti (a disposizione del pubblico ci saranno, naturalmente, gli Apprendisti Ciceroni) saranno possibili, in entrambi i giorni della manifestazione, dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30. La chiesa di Santa Maria, posizionata all'interno della cinta muraria del castello cui il borgo deve il proprio nome, sorse nel 1583 per volontà della famiglia Trevisan: nel 1588 – come attesta una lapide – venne consacrata dal coadiutore del patriarca di Aquileia Francesco Barbaro.
La facciata, in pietra, è suddivisa da lesene e coronata da un frontone con volute; ai lati di un semplice portale spiccano due nicchie in cui campeggiano statue raffiguranti, probabilmente, i Santi Pietro e Paolo: le realizzò, nel 1590, lo scultore Agostino Rubini.
L’interno è a navata unica, con presbiterio sopraelevato; degna di nota la cripta, decorata da un altare seicentesco in marmi policromi, ornato nella fascia bassa da due piccoli angeli che reggono un drappo nero. Nella parte superiore, invece, vi è un gruppo statuario raffigurante la Pietà e collocato in una cavità attorniata da putti che dispiegano un ulteriore panneggio, in marmo giallo. Da segnalare, ancora – tornando alla navata –, due pale (una, anonima, del Cinquecento e la seconda, del 1785, che parrebbe riconducibile a Giovanni Battista Bertini), il fonte battesimale, tardo-cinquecentesco, e un’acquasantiera del 1606, prima opera del lapicida Alessandro Pavanello.
Di alto interesse pure la chiesa cimiteriale di Santa Giuliana – normalmente non aperta al pubblico –, costruita presumibilmente, con dimensioni e forma diverse dalle attuali, subito dopo l'incendio che nel 1229 distrusse il borgo; una lapide murata sopra la porta di destra attesta, poi, una ristrutturazione datata 1527. Il luogo di culto custodisce un ampio ciclo di affreschi medievali – circa 65 i metri di superficie dipinta –, di autore ignoto: riportate alla luce, nel 1955, dal restauratore Gino Michelot, le pitture si articolano in una serie di comparti, ognuno dei quali ospita l’immagine di due o tre santi.
Tesoro abitualmente inaccessibile, è anche l’oratorio di San Gregorio, gioiello ravvivato dalla mano di un protagonista del panorama pittorico friulano della seconda metà del Quattrocento, Gianfranco da Tolmezzo. Ultima nota, a margine: per domenica 24 Fai e Fiab hanno organizzato una promettente biciclettata, con partenza alle 9 dal parcheggio dell’ospedale di Pordenone. (lu.avi.)
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