Scoperta una truffa milionaria ai danni di correntisti, indagati tredici bancari

SAN GIORGIO DI NOGARO. Gestiva il patrimonio dei suoi facoltosi clienti come si confà a un bravo prestigiatore: prendeva e investiva denaro a proprio piacimento e loro non si accorgevano di niente. Finchè la storia d’amore con la compagna dell’epoca non è naufragata e la madre della ragazza, cioè una delle sue più ricche clienti, ha finalmente notato l’ammanco e lo ha denunciato.
Ora Roberto Tomasino, 44 anni, residente a Cividale del Friuli ed ex funzionario della Cassa di Risparmio del Fvg - la banca lo ha licenziato nel 2013 -, è in un mare di guai: conti alla mano, la Guardia di finanza gli contesta una truffa per quasi 1,4 milioni di euro.
Soldi sui quali, secondo la Procura, l’allora consulente avrebbe avuto mano libera anche grazie alla complicità di una dozzina di colleghi, tra operatori di cassa e direttori delle filiali di San Giorgio di Nogaro e di Lignano Sabbiadoro che non avrebbero prestato la dovuta attenzione alle sue operazioni.
Il caso è approdato in questi giorni alla notifica degli avvisi della conclusione delle indagini preliminari. Per nulla persuasa dalle risposte rese in interrogatorio da chi, tra il 2005 e il 2012, lavorò con Tomasino, la pm Viviana Del Tedesco ha ritenuto di contestare il concorso nell’ipotesi della truffa anche ai cassieri Francesca Anzolin, 43 anni, di Latisana, Roberta Blason, 42, di Marano Lagunare, Marco Calabrese, 33, di Cordenons, Arianna Giacometti, 47, di Lignano, Marco Mazzolo, 32, di San Vito al Tagliamento, Katiuscia Piazza, 39, di Castions di Strada, Roberta Pinello, 41, di Castions di Strada, Valeria Pizzoferro, 33, di Lignano, Ginevra Salierno, 45, di Cervignano, Grazia Verzegnassi, 52, di Lignano, e ad Adriano Cicuttin, 60, di Latisana, e Osmar Cordenons, 62, di San Vito al Tagliamento, direttori rispettivamente della filiale di Lignano (dal 2008 al 2015) e di San Giorgio (2009-2012). Per le ipotesi di reato fino al febbraio 2010, comunque, è già scattata la prescrizione.
Era stata dunque la denuncia sporta dalla sua ex “suocera”, attraverso l’avvocato Maurizio Paniz, di Belluno, a sollevare il coperchio sui maneggi di Tomasino.
La spoliazione sarebbe stata lenta e inesorabile: prelievi non autorizzati per 682.850,24 euro in sette anni, oltre a perdite da investimenti finanziari per ulteriori 393.155,48 euro. Idem dicasi in danno della fidanzata, per un “buco” complessivo di 169.599,93 euro, e del cognato, per altri 6.320 euro.
Estesi al di fuori della cerchia “affettiva”, gli accertamenti avevano riscontrato perdite anche sui conti di una coppia di coniugi (46.922,71 euro) e di un’altra cliente (88.728,56 euro).
Per mettere le mani sui loro risparmi, Tomasino avrebbe predisposto false rendicontazioni (laddove necessario, domiciliando in filiale le comunicazioni reali), apposto firme false sulle contabili o fatto sottoscrivere contabili in bianco e transitato il denaro dei clienti sul proprio conto corrente tramite bonifici.
Il suo difensore, avvocato Giovanni Adami, renderà nota la propria linea difensiva dopo avere esaminato gli atti appena notificati. Nell’interrogatorio, l’ex funzionario si era avvalso della facoltà di non rispondere. Ad assisterlo nelle azioni civili nel frattempo promosse dalle parti offese ai fini del risarcimento è l’avvocato Stefano Iacovissi.
È invece già chiara e definita la difesa degli altri dipendenti coinvolti nell’inchiesta e che i rispettivi legali - nel collegio, tra gli altri, Maurizio Conti, Michele Coceani e Maurizio Miculan - dichiarano totalmente all’oscuro delle operazioni contestate al loro superiore. Tanto più, in presenza di contabili con le firme corrispondenti allo specimen.
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