Morirono nello schianto aereo di Premariacco, la relazione: «Decisioni inadeguate in volo»

Il 2 settembre 2024 sono deceduti il pilota Simone Fant e l’allieva Alessandra Fresche. Ora Pubblicata la relazione dell’Agenzia nazionale Ansv

Giulia Soligon
Le vittime, Simone Fant e Alessandra Freschet
Le vittime, Simone Fant e Alessandra Freschet

L’analisi «evidenzia una inadeguata gestione dei processi decisionali nelle fasi critiche del volo, in particolar modo per quanto riguarda la mancata applicazione di criteri di stabilizzazione dell’avvicinamento e la omessa decisione di riattaccare di fronte alla prospettiva di un punto di contatto lungo».

È solo uno degli aspetti emersi dall’inchiesta condotta dall’agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv) sull’incidente avvenuto il 2 settembre 2024 a Premariacco, quando l’ultimo volo di ambientamento programmato dall’Istituto Volta sull’aviosuperficie di San Mauro della Fly & Joy, con l’ultraleggero Storch 2.0 pilotato da Simone Fant con a bordo Alessandra Freschet, allieva di Roveredo, si concludeva con lo schianto del velivolo nell’uliveto oltre la pista e la morte dei due giovani.

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Il luogo dell'incidente con i rottami del velivolo precipitato (foto Petrussi)

Il disastro

Quel giorno il velivolo con a bordo pilota e allieva era stato richiamato da terra per concludere il volo proprio per il sopraggiungere del maltempo.

Dalle informazioni che erano state raccolte tra i compagni di scuola della ragazza, i professori e gli altri testimoni oculari delle manovre di avvicinamento alla pista, Fant sarebbe arrivato troppo alto e veloce, fallendo la “riattaccata” per tentare un nuovo atterraggio. C’è anche c

hi sostenne che, considerando il vento, il pilota potrebbe aver sbagliato la scelta della direzione da cui avvicinarsi alla pista.

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A sinistra un selfie di Alessandra Freschet (foto dal suo profilo Instagram), a destra la casa di Roveredo in Piano dove vive la madre Elisa Pezzin

Le inchieste

Da quel giorno la Procura di Udine e l’Ansv hanno avviato le rispettive indagini. A distanza di quasi due anni è stata pubblicata la relazione dell’inchiesta dell’agenzia per la sicurezza dell’aviazione civile. Un documento di oltre 40 pagine.

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«L’unico obiettivo dell’inchiesta di sicurezza consiste nel prevenire futuri incidenti e inconvenienti» si legge nella relazione, in cui viene specificato come «una raccomandazione di sicurezza non costituisce, di per sé, una presunzione di colpa o un’attribuzione di responsabilità per un incidente».

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Simone Fant in due foto vicino a un ultraleggero (foto da Facebook)

Gli esiti

L’assenza di una scatola nera e i resti compromessi del velivolo a causa dell’incendio sviluppatosi subito dopo lo schianto hanno reso difficile il contesto in cui ricostruire quanto accaduto. L’assenza di dati aerodinamici, parametri del motore e indicativi della situazione meteorologica hanno impedito di poter definire la circostanza in cui è avvenuta la perdita di controllo, ragione per cui fondamentali si sono rivelate la documentazione e le testimonianze delle persone che hanno assistito alla scena.

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A sinistra l’area (sotto sequestro) dove è precipitato l’ultraleggero; a destra il generale Luca Valeriani, presidente dell’Agenzia per la sicurezza in volo

L’incidente è stato causato dalla perdita di controllo del velivolo in fase di decollo in seguito all’insorgenza di uno stallo. Una condizione che si è verificata nel contesto di un avvicinamento non stabilizzato e che ha portato a un atterraggio lungo e a un tentativo di nuovo involo.

Secondo quanto emerge dall’inchiesta, a tale situazione potrebbero aver contribuito: l’inadeguata gestione della fase finale dell’avvicinamento da parte del pilota, l’omessa decisione di riattaccata, l’avvio del tentativo di un nuovo involo in condizioni non ottimali, le condizioni meteorologiche locali caratterizzate da vento di intensità e direzione variabile e probabile vento di coda, oltre a criticità organizzative nella pianifiazione e conduzione dell’attività di volo di ambientamento con riferimento al monitoraggio delle condizioni meteo, scelta di orientamento della pista e livello di esperienza sul modello di velivolo del pilota istruttore.

Il pilota

Tra i fattori posti sotto la luce dell’indagine anche il fattore umano. Dalle conclusioni emerge che l’esperienza di Fant fosse maturata nell’ambito dell’aviazione generale. Aveva all’attivo 500 ore di volo effettuate in un arco di 8 anni.

Dopo la qualifica di aviazione generale, conseguita il 16 novembre 2023, aveva iniziato a esercitare l’attività come istruttore di volo sul velivolo Pipistrel Velis sul campo di San Mauro, collezionando circa 150 ore di volo di cui 75 da istruttore.

Non è stato possibile però quantificare l’esperienza di volo sportivo e la familiarità sullo Storch, ritenuta comunque ridotta dal momento che l’attestato era stato rilasciato circa due mesi prima dell’incidente e su un altro tipo di velivolo. Il pilota non era nell’organico degli istruttori della scuola volo sportivo dell’Asd Fly & Joy.

 

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