Saltavano il pranzo per “staccare” prima: richiamati dall’Ass isontina

Il dg Bertoli impone la pausa obbligatoria dal primo giugno. Ma la decisione suscita malcontento fra medici e infermieri
20070306 - PAVIA - CRO - SANITA': GIOVANE IN COMA; CAPO RIANIMAZIONE, POCHE SPERANZE. L'interno del San Matteo di Pavia, con due infermiere che prestano assistenza al ragazzo in coma. Il direttore del reparto di Rianimazione 1 del San Matteo, prof. Antonio Braschi ha confermato oggi che Paolo Acerbi, il giovane di 19 anni che ha perso conoscenza durante un intervento di rinoplastica sabato mattina, è in stato di coma profondo. ANSA/EMMEVI/on......
20070306 - PAVIA - CRO - SANITA': GIOVANE IN COMA; CAPO RIANIMAZIONE, POCHE SPERANZE. L'interno del San Matteo di Pavia, con due infermiere che prestano assistenza al ragazzo in coma. Il direttore del reparto di Rianimazione 1 del San Matteo, prof. Antonio Braschi ha confermato oggi che Paolo Acerbi, il giovane di 19 anni che ha perso conoscenza durante un intervento di rinoplastica sabato mattina, è in stato di coma profondo. ANSA/EMMEVI/on......

GORIZIA. Pausa pranzo obbligatoria, a partire dal 15 giugno, per i dipendenti dell’Azienda sanitaria isontina, con conseguente slittamento dell’orario di chiusura del lavoro.

Fa discutere una circolare diramata dal direttore generale, Marco Bertoli, e rivolta appunto a tutto il personale (medico e paramedico, attivo nei servizi e negli uffici, fatta eccezione per i turnisti), sotto la denominazione di “Pausa per il recupero psico-fisico”. Oltre che ai lavoratori, la lettera è stata inviata alle organizzazioni sindacali e alla Rsu aziendale con le quali è già stato avviato un confronto, visto anche il malcontento che la circolare stessa ha provocato.

Cerchiamo di capire i termini della questione. La decisione del direttore generale si rifà all’articolo 8 del decreto legislativo 66/2003 di attuazione delle direttive europee in materia di orario di lavoro. In esso di dispone che «il lavoratore deve beneficiare di una pausa qualora il proprio orario di lavoro giornaliero ecceda le 6 ore: ciò al fine di garantire il recupero delle energie psico-fisiche e l’eventuale consumazione del pasto. In questa azienda – prosegue la circolare – da tempo sono state adottate specifiche disposizioni che individuavano in almeno 30 minuti la durata della pausa, da fruire di norma in un arco di tempo compreso tra le 12 e le 14.30, mediante relativa timbratura in uscita e in entrata».

Ma, a quanto pare, tale norma è stata per lo più disattesa (nel testo della circolare si parla di «sostanziale non fruizione della pausa») e quindi il dottor Bertoli ha voluto ribadire che «la pausa stessa è finalizzata ad assicurare un diritto per il dipendente, rappresentando al tempo stesso per l’amministrazione un obbligo-dovere normativo e contrattuale di corretta gestione del rapporto di lavoro».

Di conseguenza, l’Ass ha comunicato l’intenzione di introdurre, dal 15 giugno, una pausa minima obbligatoria «che verrà in ogni caso addebitata d’ufficio a tutti i dipendenti, salvo i turnisti» (anche se non la dovessero fare, quindi) secondo queste modalità: 10 minuti nel caso di orario di lavoro effettuato oltre le 6 ore, 20 minuti se il lavoro supera le 6 ore e mezza.

Bertoli non nasconde di aver captato le proteste dei dipendenti, delle quali si sono fatte portavoce le organizzazioni sindacali. «Evidentemente è difficile far modificare determinate abitudini – dice – ma noi non possiamo far altro che applicare una direttiva europea».

E probabilmente – aggiungiamo noi, non è semplice far… digerire – visto che si parla di una pausa pranzo obbligatoria – ai lavoratori la necessità di dover poi allungare, per chi non era solito andare in mensa facendo invece “tutta una tirata”, la permanenza sul posto di lavoro.

«Tuttavia – osserva infine Bertoli – penso che la querelle si possa concludere con una decisione salomonica: eravamo partiti dall’idea di almeno mezz’ora di pausa, alla fine probabilmente ci metteremo d’accordo su soli 10 minuti come pausa minima per tutti». Anche se, di certo, un lasso di tempo così breve potrà servire forse per un piccolo recupero delle forze, ma difficilmente per consumare un pasto, a meno che non lo si faccia a velocità supersonica con effetti deleteri sull’apparato digerente.

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