Rissa tra genitori e minacce con una bottiglia al match giovanile: scattano tre Daspo
Le indagini della Digos sulle violenze di Sacile hanno portato a sanzioni fino a tre anni. La Questura: «Comportamenti che tradiscono i valori dello sport»

Il Questore della Provincia di Pordenone, Graziella Colasanto, ha adottato tre provvedimenti di Daspo nei confronti di altrettanti individui ritenuti responsabili degli episodi di violenza avvenuti al termine di un incontro del campionato giovanile Under 15, disputatosi a Sacile lo scorso 17 maggio.
La ricostruzione dei fatti e le indagini della Digos
I provvedimenti scaturiscono da un'articolata attività istruttoria condotta dalla Questura di Pordenone e sviluppata sul campo dagli agenti della Digos. Attraverso l'analisi approfondita di immagini e filmati, unita all'acquisizione di diverse testimonianze, gli investigatori sono riusciti a ricostruire con esattezza la dinamica dell'accaduto.
Secondo quanto accertato, al termine del match una lite insorta in campo tra i giovani calciatori ha innescato un clima di forte tensione sugli spalti, degenerato nel comportamento aggressivo di alcuni adulti presenti. In particolare, un cittadino kosovaro di 45 anni (padre di uno dei giovani atleti in campo) e un 22enne italiano hanno inseguito un altro spettatore fino alla recinzione dell'impianto.
L'aggressione è proseguita con minacce, spinte, strattonamenti e con l'estrazione di una bottiglia di vetro utilizzata dal 45enne a scopo intimidatorio. La successiva intromissione di un terzo uomo, un cittadino italiano di 44 anni, ha ulteriormente alimentato la colluttazione, interrotta soltanto grazie al provvidenziale intervento di altri spettatori che hanno evitato conseguenze peggiori.
Le sanzioni e il richiamo ai valori dello sport
L'individuazione dei responsabili ha permesso l'adozione delle misure di prevenzione previste dalla legge a tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica. Nello specifico, il Questore ha disposto un Daspo della durata di tre anni per il 45enne e della durata di due anni per gli altri due soggetti coinvolti.
La Polizia di Stato ha sottolineato come tali condotte tradiscano profondamente i valori di lealtà e rispetto che devono guidare ogni evento sportivo, specialmente quando coinvolge atleti giovanissimi. L'intervento della Questura ribadisce la linea della fermezza contro ogni forma di violenza dentro e fuori dagli impianti, riaffermando il ruolo dello sport giovanile come fondamentale strumento educativo e di convivenza civile.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








