Roncadin esporta ma in Italia “piace” la pizza tedesca
Gli italiani preferiscono la pizza tedesca. Un paradosso che spiazza tutti, compresi i consumatori che mangiano un prodotto fatto in Germania, probabilmente senza saperlo. Il dato è emerso domenica scorsa nella puntata di Report “Non bruciamoci la pizza”, in cui il giornalista Bernardo Iovene ha messo a nudo pregi e difetti del prodotto nazionale per eccellenza. Su Raitre si è parlato anche di pizza congelata, e l’unica azienda italiana citata in questo settore è stata la Roncadin di Meduno.
Perché il paradosso sta proprio qui: la pizza surgelata più mangiata dagli italiani è la Cameo, che viene prodotta in Germania. Mentre delle 300 mila pizze al giorno che vengono sfornate in provincia, la gran parte (circa il 70 per cento) va all’estero. E soprattutto in Germania. «Finalmente – ha commentato Dario Roncadin – qualcuno ha scoperto il vaso di Pandora ed è venuta alla luce una delle contraddizioni più grandi degli ultimi anni: in Italia la pizza surgelata più venduta è prodotta in Germania, soltanto che il consumatore non ne è a conoscenza, a causa di una dicitura in etichetta che consente di indicare un generico “Made in Ue” al posto dell’esatto luogo dello stabilimento di produzione».
Il cliente che mangia la pizza tedesca, oltre a comprare un prodotto di qualità inferiore, porta un danno alla filiera italiana. Perché gli ingredienti arrivano dall’estero, mentre da Roncadin, come si è visto nelle immagini della Rai, prodotti come il pomodoro e le melanzane sono made in Italy. Fa eccezione la mozzarella destinata ai mercati esteri, che arriva dall’Irlanda «perché quella italiana è troppo delicata e non piace».
I numeri danno ragione alla politica di Roncadin, che ha raggiunto 336 dipendenti e un fatturato di 70 milioni l’anno in un settore, come molti nel tessuto industriale del Nordest, dove la qualità è l’asso nella manica per espandersi e creare posti di lavoro. Ma che viene apprezzato di più all’estero, perché per ottenere risultati spesso è necessario andare oltre confine.
Daniele Boltin
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