Rolling claps alla tappa finale FOTO

Sono usciti dal Friuli e hanno affrontato gli ultimi chilometri in Veneto prima del traguardo a Venezia. I moderni viandanti sono partiti il 25 aprile da Tarvisio

PORTOGRUARO. I Rolling Claps hanno lasciato il Friuli alla settima giornata di cammino, dopo averlo attraversato a piedi in diagonale da Nord a Sud, da Tarvisio fino ai confini con il Veneto.

La meta è Venezia, per la precisione San Marco, dove i viandanti andranno a farsi timbrare la credenziale con il sigillo della basilica, come facevano tutti i pellegrini che venivano dal Nord e dall’Est ed erano diretti a Gerusalemme, Roma o Santiago.

Da San Vito al Tagliamento il gruppo ha raggiunto Portogruaro costeggiando il fiume Lemene, su sentieri ombreggiati da ciliegi.

Dopo la città, è cominciato il Veneto delle bonifiche, del latifondo agricolo, con campi di orzo e granturco a perdita d’occhio, e dei canali.

Passo dopo passo, lungo gli argini e seguendo stradine interpoderali, è apparsa Concordia Sagittaria, fondata dai Romani nel 42 avanti Cristo all’incrocio della Via Annia con la Via Postumia e molto legata al Friuli: qui infatti si parla il “friulano concordiese” perché per molto tempo ha fatto parte del ducato longobardo di Cividale, poi della Marca del Friuli e del Patriarcato di Aquileia.

I Rolling Claps si sono fermati a Marango, nella comunità monastica Piccola famiglia della Resurrezione creata da don Giorgio Scatto nel 1984 in una terra all’apparenza ricca ma che invece nasconde la povertà come se fosse una vergogna.

«Abbiamo trovato gente che viveva senza acqua in casa, chi gli dava da lavorare non si preoccupava delle loro condizioni» racconta il priore di Marango, che è un vecchio amico dei Rolling, li ha già accolti nei cammini degli anni precedenti verso Venezia.

A Marango la porta è aperta a tutti, si nutrono il corpo e l’anima, e si coltivano le arti. Come l’iconografia, con lezioni che si svolgono proprio in questi giorni. Come don Ciotti e il friulano Pierluigi Di Piazza, don Giorgio mette in pratica i valori del Vangelo, «come Papa Francesco, che infatti mi piace molto».

Di fronte al monastero, in una tipica casa colonica, i Rolling Claps sono stati accolti con una vera ospitalità pellegrina. La padrona di casa, Marica, ha offerto loro 11 letti in pura amicizia, per il piacere di condividere una serata con un gruppo che fa del cammino una passione.

«Anch’io vorrei farlo prima o poi» ha detto Marica, aprendo la porta di casa sua e anche di più. Il gruppo ha ricambiato secondo tradizione: con una busta in cui c’erano un dono e un messaggio di ringraziamento.

L’indomani, 2 maggio, penultimo giorno di cammino, i Rolling Claps hanno percorso un’altra tappa di avvicinamento alla laguna, arrivando finalmente al mare.

E’ stato ancora un lungo giorno trascorso fra sprazzi di sereno e temporali, accaldati oppure bagnati fradici, percorrendo gli argini dei canali e facendo sosta sui sagrati di chiesette agli incroci delle strade, oppure nei bar dei paesi.

In totale i Rolling Claps, diventati ancora dieci (come alla partenza), hanno calpestato un’altra trentina di chilometri per arrivare al Piave a Cortellazzo, passare il ponte privato di barche (costa 80 centesimi per le auto) che conduce a Jesolo.

Oggi, 3 maggio, finalmente si traghetta a Venezia, dopo altri 25 km di terraferma quasi tutta percorsa sull’interminabile lungomare di Jesolo.

Arriveranno in laguna lasciando alle spalle 250 chilometri di strada, sentieri, sassi, prati, boschi, fiumi guadati e costeggiati, argini e spiaggia, in nove giorni di cammino, con ancora negli occhi il monte Lussari, Valbruna, Val Dogna, Venzone, Pinzano, Spilimbergo e tante altre indimenticabili immagini.

Speciali perché vissute a ritmo lento, passo dopo passo, calpestando la terra e osservandone ogni particolare, semplice ma straordinario privilegio di chi viaggia a piedi.

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