“Roccia” Capitanio: un mare di muscoli e quel sogno realizzato

Dopo tanti successi, Stefano ha vinto a Riccione il “Due Torri” L’udinese trapiantato a Rimini si racconta: «È stata l’ultima gara»
Di Davide Vicedomini

Oltre novanta chilogrammi di muscoli distribuiti su tutto il corpo: una vera “roccia”. Lo “Schwarzenegger” friulano è Stefano Capitanio, udinese doc, da due anni trapiantato a Rimini, dove è diventato anche una star televisiva. Di recente ha vinto a Riccione il “Due Torri”, la più importante manifestazione internazionale – ogni anno richiama circa 8 mila persone appassionati – nella categoria dilettanti per culturisti; l’ultimo trofeo che mancava nel lungo palmares di questo campione.

Capitanio ha sbaragliato la concorrenza ed è stato premiato dalla giuria per simmetria, qualità e definizione dello sviluppo muscolare. Supertifoso di calcio e pallacanestro, Stefano – in arte “Roccia” – inizia ad avvicinarsi a questo sport nell’84-’85, come autodidatta «la preparazione a quel tempo – spiega – era primitiva».

Ore e ore in palestra nel suo centro in Baldasseria a Udine, il Body Center Gym, sette giorni su sette (domeniche comprese) di allenamenti, senza teorie e tecniche, una dieta specializzata fatta di due chili e mezzo di pesce al giorno per circa sette mesi. Nel frattempo il fisico cresce, scolpito. Risale al 1987 la prima esperienza da palco. I risultati sono altalenanti fino al ’97, quando Capitanio decide di dire stop alle gare.

Il vero salto di qualità arriva quasi dieci anni più tardi nella Repubblica dominicana. «Stavo là sei mesi all’anno. La mattina mi allenavo in palestra e la sera lavoravo in aeroporto – racconta Stefano –. Mi sono reso conto che con poco potevo avere tanto. Il mio è stato un cambio di mentalità».

Nel 2011, quando torna ad esibirsi nelle gare che contano, Capitanio è un’atleta diverso. La qualità muscolare è al top e nel 2012 arriva la consacrazione. Prima stravince gli italiani Wabba (categoria Over 40 ed assoluto), quindi due settimane più tardi si ripete ai mondiali di Padova. È il primo italiano ad imporsi in questa gara dopo 28 anni.

L’atleta friulano sembra destinato a una carriera da assoluto protagonista a livello master, quando la fortuna improvvisamente gli volta le spalle. Gli è diagnosticato il diabete. Questione di familiarità. «Una botta a livello psicologico – ricorda –. Mi sono fermato per alcuni mesi. Fino al giorno prima ti senti invincibile e poi…».

«Ma la differenza tra un’atleta e un campione – precisa Capitanio – la fa la testa. Devi essere forte dentro». E così grazie all’aiuto della sua nuova ragazza, Manuela, e al supporto medico della dottoressa udinese, Sandra Agus, lo “Schwarzenegger” torna in pedana. Vince il trofeo “linea sport” Aicap poi un ottimo secondo posto al Mister universo Wabba di Helsinki e per finire un primo posto al Ludus Maximus ifbb.

«La preparazione – spiega Capitanio – inizia 12 settimane prima. Il nostro è uno sport per ricchi in fatto di alimentazione. Bisogna mangiare molta carne, pesce e uova. L’allenamento è di un’ora e mezza al giorno, ma intensivo, in cui si spreme al massimo il muscolo».

A Stefano manca, però, la vittoria nella gara più importante del circuito, il due Torri. E dopo un quarto e un terzo posto, arriva il trionfo. «Per me è stata anche l’ultima gara – annuncia –. Ho deciso di ritirarmi da vincitore, dopo 109 gare».

Nel suo futuro c’è la famiglia e i suoi allievi «Li seguirò ora da vicino». Nel frattempo ogni lunedì sul canale sportivo V48 Rimini, alle 22.30, conduce un programma di fitness con Irene Benedetti.

«Ai ragazzi dico di allenarsi con costanza se vogliono raggiungere il traguardo – conclude –. Spesso nel nostro sport si parla di doping. Purtroppo il business, lo spettacolo, lo show hanno portato gli atleti a doparsi. Il pericolo maggiore è proprio rappresentato da quei ragazzi che vanno su internet per rifornirsi di sostanze e praticare il fai da te».

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