Un robot per i farmaci: così gli infermieri hanno più tempo per le relazioni con gli assistiti

La macchina automatizzata di Casa Serena, a Pordenone, prepara le terapie di 380 anziani: ecco come funziona

Edoardo Anese
Un operatore utilizza la macchina (foto F. Ambrosio / Petrussi)
Un operatore utilizza la macchina (foto F. Ambrosio / Petrussi)

C’è una macchina che lavora senza sosta dietro le quinte di Casa Serena. Confeziona fino a 60 bustine di farmaci al minuto, prepara le terapie per quasi 380 ospiti e, soprattutto, restituisce agli infermieri il tempo più prezioso: quello da dedicare alle persone. È una delle novità che stanno cambiando il volto della struttura, sempre meno semplice casa di riposo e sempre più presidio sanitario di prossimità, dove tecnologia, assistenza e umanità viaggiano insieme.

La nuova macchina automatizzata per la preparazione delle terapie è tra le prime installate in Friuli Venezia Giulia, l’unica in provincia. Oggi gestisce i farmaci per i circa 270 residenti di Casa Serena e per i 110 ospiti dell’Asp Umberto I. Ogni dose viene imbustata e personalizzata con nome e cognome dell’ospite, orario di somministrazione, elenco dei medicinali e un codice di controllo che garantisce la completa tracciabilità del processo.

«Il cambiamento è evidente soprattutto nei tempi di lavoro», ha spiegato l’infermiere responsabile della macchina Albjon Deda. Fino a poco tempo fa un infermiere impiegava anche un’ora e mezza per preparare le terapie mattutine di un reparto da una cinquantina di ospiti. Oggi, nello stesso arco di tempo, la macchina è in grado di predisporre le terapie dell’intera giornata per tutta la struttura.

Da sinistra: Ursolea, Deda, Di Pietro e Graffitti
Da sinistra: Ursolea, Deda, Di Pietro e Graffitti

«L’obiettivo è liberare il personale da attività ripetitive», ha aggiunto la responsabile del governo assistenziale Nicoleta Ursolea. Il tempo recuperato viene infatti impiegato nell’assistenza diretta agli ospiti, nel monitoraggio clinico, nel dialogo con le famiglie e nella presa in carico quotidiana delle persone fragili.

La tecnologia dialoga direttamente con il sistema delle cartelle cliniche e controlla ogni singolo farmaco attraverso scanner e codici identificativi. In caso di errore nel caricamento il sistema si blocca automaticamente, aumentando ulteriormente la sicurezza della somministrazione. Il progetto è stato sviluppato nell’arco di due anni con il supporto delle farmaciste dell’Asfo e potrebbe presto essere esteso anche ad altre strutture del territorio, a partire da Azzano Decimo e Pasiano.

Ma la trasformazione di Casa Serena non passa soltanto dall’innovazione tecnologica. «A cambiare è anche il modello sanitario», ha spiegato il presidente Antonino Di Pietro. Se fino a qualche tempo fa si registrava il via vai di 43 medici di famiglia per le visite agli ospiti, «Oggi abbiamo stretto un patto con quattro professionisti a tempo pieno che seguono quotidianamente i reparti». A supporto operano infermieri presenti ventiquattr’ore su ventiquattro, in un’organizzazione pensata per garantire continuità assistenziale e risposte tempestive.

«L’obiettivo è aumentare la qualità del servizio», ha ribadito il direttore dei servizi tecnici Luca Graffitti. Il tempo sottratto alle incombenze burocratiche e manuali viene così trasformato in assistenza vera, vicinanza e relazione. È questa, quindi, la direzione intrapresa da Casa Serena: utilizzare la tecnologia per migliorare le cure senza perdere il contatto umano.

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