Rischio valanghe a Sella Nevea: dal 2018 chiuse le attività a valle

UDINE. Cambia la geografia dello sci a Sella Nevea, ma non per una strategia imprenditoriale o commerciale, ma per il rischio valanghe. Entro il 2018 infatti sarà rimossa una sciovia e sarà chiusa l’attività a valle, quella dove attualmente ci sono i campetti per imparare a sciare.
L’attività sarà spostata verso la ex pista di slalom, riavviando in quell’area il sistema sciistico complessivo e valutando, se in prospettiva, sia opportuno proseguire verso le malghe. E’ il dato più interessante emerso durante l’audizione del direttore generale di Promotur Marco Tullio Petrangelo in Seconda commissione consiliare presieduta da Alessio Gratton (Sel) alla presenza del vice presidente della giunta Sergio Bolzonello.
«Gli esperti - conferma Petrangelo - su disposizioni idrogeologiche hanno segnalato un rischio permanente 4 (su una scala di 5) di valanghe in quella zona. Da là ce ne dobbiamo andare, mettere in sicurezza l’intero versante della montagna avrebbe significato spendere una fortuna. In ogni caso tutta l’attività, dopo lo spostamento, sarà recuperata».
Nel corso dell’audizione sono stati resi noti alcuni dati sull’offerta turistica (presenze nell’albergo diffuso e identikit di chi utilizza lo skipass), mentre per quanto riguarda i prezzi per sciare nei cinque poli regionali è stato solo assicurata una «ristrutturazione complessiva delle tariffe». Promotur quest’anno ha registrato un incremento significativo anche delle presenze estive, essenzialmente sul Lussari.
Il dato più significativo è però quello che riguarda l'utilizzo degli impianti, con l’85% degli skipass venduti a cittadini del Friuli Venezia Giulia, sciatori pendolari, mentre solo il 15% sono i turisti da fuori regione che alimentano le strutture alberghiere.
L'obiettivo dunque è quello di modificare questa proporzione, per lo meno raddoppiando il numero degli sciatori turisti. E per fare questo, per portare qui turisti non basta la qualità delle piste, ma occorre intervenire sulle filiere in mano a TurismoFVG, agendo sulla leva commerciale.
Petrangelo ha così spiegato il perchè - e l'importanza - della fusione, parlando dei progetti che dovranno essere finanziati. Tre le linee di intervento: le manutenzioni straordinarie previste dalla legge, che seguono un profilo svincolato da valutazioni strategiche; gli investimenti di adeguamento e mantenimento per far fronte a situazioni obsolete; gli investimenti di sviluppo con progetti di miglioramento nei vari poli.
Tra i consiglieri Enzo Marsilio (Pd) ha evidenziato l'importanza di passare da interventi produttivi alla creazione di un sistema, trasformando i poli sciistici in poli turistici a 360 gradi, aperti a diversi tipi di utenze, non solo legate allo sci, e in grado di attrarre anche turismo estivo.
Il consigliere ha introdotto anche il tema di Pramollo sottolineando che l'interesse che esso riveste è connesso al fatto che sia legato allo sviluppo di Pontebba e della vallata e non di una stazione sciistica in quota, e ha aggiunto che in via prioritaria vanno garantiti gli interventi di manutenzione e adeguamento dei vari poli.
Sull'argomento Pramollo è intervenuta pure la portavoce M5S Elena Bianchi chiedendo alcuni chiarimenti mentre il forzista Elio De Anna ha invitato l'assessore a dire se questo polo sia ancora strategico per la Regione. Il sistema recettivo, anche guardando all'incremento dei dati relativi all'albergo diffuso (si è passati da 23 mila a 30 mila presenze), sta dando segnali positivi e l'impegno è modificare il trend del pendolarismo a favore della residenzialità.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








