Riparte la Evraz, in 116 tornano al lavoro

Entro l’anno i dipendenti rientreranno gradualmente alla Palini e Bertoli. Si assumerà personale qualificato
San Giorgio di Nogaro 01 Agosto 2013 protesta alla evraz palini bertoli Copyright Petrussi Press/Turco
San Giorgio di Nogaro 01 Agosto 2013 protesta alla evraz palini bertoli Copyright Petrussi Press/Turco

SAN GIORGIO DI NOGARO. Riparte la Evraz Palini e Bertoli. Entro fine anno, gradualmente, i 116 dipendenti verranno fatti rientrare in stabilimento per l’avvio della produzione: i primi potrebbero essere richiamati già al termine della cassa integrazione straordinaria, il 24 novembre. Intanto, la proprietà, da qualche settimana, ha iniziato i colloqui per l’assunzione di personale qualificato in sostituzione di quei lavoratori che hanno lasciato l’azienda dopo la sua chiusura.

Questo è quanto trapelato da fonti industriali che guardano con un certo ottimismo al prosieguo della vicenda, che dopo quasi due anni e mezzo inizia a vedere spiragli di ripresa, una ripresa auspicata dall’intera Ziac, ma anche dalla Regione che ha seguito la vertenza fin dalle prime battute.

Dunque la Epb riapre i battenti, rispettando le promesse del piano industriale presentato nell’autunno del 2015: sta già procedendo con i lavori di manutenzione, mentre entro qualche settimana dovrebbero essere avviati altri corsi di formazione.

Ricordiamo che l’impianto di laminazione di Epb ha chiuso l’attività nell’agosto 2013, una chiusura legata alla crisi che attanagliava il settore, ma anche motivata dall’aumento dei costi della materia prima (bramme) che hanno portato i conti della società in profondo rosso. Con la chiusura sono rimasti a casa 145 addetti, coperti da ammortizzatori sociali che però rendevano problematica la vita delle famiglie.

Dopo varie vicende legate al cambio del management, e alle situazioni del mercato, che hanno portato più volte in piazza lavoratori e sindacato, quando ormai si ipotizzava l’abbandono da parte di Evraz del sito friulano, ecco un nuovo Ceo che presenta un piano industriale. Nella prima fase, tale piano, prevede che Epb, società satellite del gruppo russo di proprietà di Roman Abramovich (patron del Chelsea), intervenga in una serie di manutenzioni e approvvigionamenti di materie prime in fase di avvio (bramme) per un importo di oltre 40 milioni.

Mentre il piano industriale prevede che l’entità degli investimenti per fare ripartire la produzione siano così ripartiti: 680 mila euro per impianti e formazione, 520 mila per manutenzione propedeutica al riavvio e 240 mila extrabudget per manutenzione di dodici mesi, oltre ai costi fissi che ribadiscono la proposta di ripartenza del sito entro novembre prossimo: a oggi però la proprietà non ha ancora fissato la data.

Sul piano salariale, invece, gli accordi prevedono: nel primo anno l’aumento sarà del 20%, nel secondo del 40, nel terzo del 70, riportando così le paghe dei lavoratori a un adeguamento consono. Se durante il primo anno l’impianto riuscirà ad avere ricavi questo accordo verrà a saltare. Stesso dicasi in caso di vendita dello stabilimento.

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