Ricerca scientifica, Picotti conquista il premio europeo



Nel 2009 il nostro giornale si era occupato di lei perché era stata costretta a espatriare al Politecnico di Zurigo dove, invece, aveva trovato un lavoro decisamente meglio retribuito rispetto all’Italia, laboratori attrezzati con apparecchiature di nuova generazione come gli spettrometri di massa che lei utilizza per le sue ricerche e, non da ultimo, era stata riconosciuta a livello mondiale come uno dei 25 migliori ricercatori dalla rivista americana Genome Technology. Ma le soddisfazioni per la ricercatrice friulana non si sono fermate qui.

La 42enne Paola Picotti di Remanzacco ha vinto infatti un elenco infinito di premi internazionali. Fino all’ultimo appena assegnatole, la medaglia d’oro Embo, lo European Molecular Biology Organization, riconoscimento assegnato a un ricercatore europeo che abbia dato un significativo contributo al progresso scientifico nell’area delle scienze biologiche e, in particolare, della biologia molecolare. Diplomatasi al Copernico di Udine e dopo la laurea in Chimica farmaceutica a Padova, dove ha conseguito il dottorato di ricerca in Biotecnologie, Picotti nel 2007 è stata una dei tanti cervelli in fuga perché l’Italia, aveva detto «non investe sufficientemente nella ricerca». A Zurigo, invece, era stata accolta a braccia aperte nel laboratorio di Ruedi Aebersold, uno dei padri della proteomica, per proseguire l’attività di ricerca già iniziata nel periodo del dottorato italiano. Per intenderci, la proteomica si occupa dell’analisi del proteoma ovvero dell’insieme di tutte le proteine espresse nell’organismo con vari scopi, da quello medico a quello farmacologico. La loro quantificazione viene utilizzata come market tumorale anche per scoprire malattie gravi come il cancro alla prostata. Allo stesso modo la quantificazione delle proteine è importante per testare nuovi farmaci. Da quel momento la professoressa, ottenuta nel 2017 la “Professorship” nell’Istituto di Molecular Systems Biology sempre a Zurigo, ha bruciato decisamente tutte le tappe, aprendo un nuovo filone di ricerca, che l’ha portata a pubblicare più di settanta articoli nelle più prestigiose riviste internazionali, tra cui Science, Cell e Nature e a vincere numerosissimi premi mondiali. Fino alla recente medaglia d’oro che le verrà consegnata in due appuntamenti: a ottobre a Heidelberg all’Embo Members’ Meeting 2019 e la seconda, a dicembre, a Washington all’Ascb Embo 2019 Conference davanti a una platea di quattromila persone. Paola però, non è solo uno dei cervelli che il nostro Paese non ha saputo trattenere. È infatti anche mamma di due bambini di 5 e 2 anni e mezzo avuti con suo marito, il collega tedesco Bernd Bodenmiller, anche lui brillante scienziato dell’Università di Zurigo. Una coppia di «fuoriclasse con doti da veri funamboli», come li descrive la mamma di Paola, Renata Battistetti Picotti, orgogliosa e commossa per i tanti riconoscimenti ottenuti dalla figlia e con una punta di nostalgia – e aggiungiamo noi, forse, di rabbia – per non averla vicina perché costretta a vivere e lavorare lontano da casa.–



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