Resta in terapia intensiva dopo la caduta

TRAMONTI DI SOPRA. Nella caduta in un dirupo, Glauco Grizzo, il 38enne di Cordenons ritrovato dai soccorritori martedì nella zona del torrente Silisia, in comune di Tramonti di Sopra, ha riportato fratture a otto costole, diverse contusioni e una lesione a una vertebra e ora è sotto osservazione nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Udine, ma non è in pericolo di vita. Di lui non si avevano più notizie dalle 7.30 di sabato. Di quanto gli è successo mentre era alla guida della sua Opel Meriva non avrebbe ancora memoria. Sarà ascoltato dai carabinieri di Meduno, che dovranno ricostruire la dinamica dei fatti, quando le sue condizioni di salute lo permetteranno. Il caso è seguito anche dal pm Maria Grazia Zaina. Tra le ipotesi al vaglio ci sono l’incidente o un’uscita di strada in seguito a malore. Esclusa invece la responsabilità di terzi.
Oggi si procederà alle operazioni di recupero dell’auto, ritrovata distrutta dopo un volo di circa 200 metri a poca distanza dal punto in cui i soccorritori hanno ritrovato il 38enne, in stato confusionale e in ipotermia. Le operazioni saranno eseguite da una ditta specializzata in collaborazione con i tecnici del Soccorso alpino. Intanto l’uomo, che è operaio specializzato alla Zanussi stampi di Cordenons, è sposato e ha un figlio di 7 anni, già martedì ha potuto ricevere la visita dei familiari. Ieri ha riabbracciato anche la moglie, Monica Ruggeri, rientrata martedì dal Messico. «Ne avrà per alcuni mesi, ma i medici sono ottimisti», ha fatto sapere ieri la sorella, Michela Grizzo, che sabato aveva dato l’allarme denunciandone la scomparsa ai carabinieri di Cordenons e facendo subito scattare le ricerche. Grazie all’ultima cellula agganciata dal telefonino, quella di Chievolis, le forze dell’ordine hanno potuto concentrarle in Val Tramontina. Da sabato a martedì hanno battuto ogni luogo i tecnici del Soccorso alpino, le guardie forestali di Maniago, la Protezione civile e i vigili del fuoco con i sommozzatori e l’elicottero. E’ stato proprio l’equipaggio del velivolo a individuare l’uomo, che stava camminando a fatica nelle vicinanze dell’auto, dopo avere trascorso ferito, senza cibo e all’addiaccio quattro giorni e tre notti. «A quanti hanno permesso che mio fratello tornasse da noi sano e salvo – si è quindi rivolta a loro Michela – a nome mio e della mia famiglia rivolgo un grazie di cuore».(m.bi.)
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