Respinto il ricorso della Procura, l’assassino di Nadia Orlando può stare a casa

UDINE. “Inammissibile”: così la Corte di Cassazione ha giudicato il ricorso proposto dalla Procura di Udine contro l’Ordinanza con cui, il 30 agosto scorso, il tribunale del riesame di Trieste aveva concesso gli arresti domiciliari con obbligo di utilizzo del braccialetto elettronico a Francesco Mazzega, il 37enne di Muzzana del Turgnano, reo confesso dell'omicidio della fidanzata Nadia Orlando, uccisa la sera del 31 luglio 2016, all’età di 21 anni, a Vidulis di Dignano, dove abitava.
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Il provvedimento di inammissibilità è stato depositato dai giudici della prima sezione questa mattina.
«Come cittadino, non sono contento. Come magistrato, non sono stupito», ha dichiarato il procuratore capo di Udine, Antonio De Nicolo, non appena appresa la decisione della Suprema Corte.
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«Vista la formula con cui la Corte si è pronunciata - ha proseguito il Pm - i giudici della Cassazione hanno ritenuto che le nostre sono doglianze di merito e non attingono la legittimità. Evidentemente non ha ravvisato vizi che potessero rendere illegittima l'ordinanza.
La nostra impugnazione era doverosa - ha concluso - il problema non è nella decisione del Riesame ma nella legge, come tante volte ho avuto occasione di ricordare»
E la famiglia Orlando ha appreso con estremo rammarico del rigetto da parte della Cassazione del ricorso della Procura della Repubblica di Udine contro il provvedimento con il quale sono stati concessi i domiciliari all’assassino di Nadia.
Lo afferma il legale della famiglia, l'avvocato Fabio Gasparini, che aggiunge: "In attesa di conoscere le motivazioni che hanno portato la Suprema Corte ad adottare una tal decisione, purtroppo il senso di giustizia a cui i familiari di Nadia stanno disperatamente cercando di aggrapparsi sta subendo duri contraccolpi.
Il fatto che il Mazzega, dopo aver brutalmente ucciso Nadia, abbia mentito ripetutamente, non abbia collaborato con gli inquirenti e, ciononostante, possa continuare a beneficiare degli arresti domiciliari presso la casa dei genitori è circostanza - dichiara il legale - che aggrava il dolore dei familiari di Nadia e che risulta umanamente incomprensibile".
"In qualità di legale della famiglia Orlando, pur conscio delle valutazioni giuridiche e normative prese in considerazione dal Tribunale del Riesame prima e dalla Corte di Cassazione poi, auspico che la giustizia faccia il suo corso e non posso che sostenere i miei assistiti affinché la loro pazienza non diventi rassegnazione e affinché non perdano la speranza che all’esito del processo sia inflitta una pena giusta e certa all’assassino di Nadia".
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