Regeni, i ministri egiziani: informiamo gli italiani

UDINE. «Noi informiamo una squadra d'azione della polizia italiana di tutti gli sforzi che stiamo facendo per arrestare gli autori dell'assassinio dello studente italiano Giulio Regeni». Lo ha dichiarato il ministro dell'interno egiziano, Magdi Abdel Ghaffar, in una conferenza stampa congiunta con il primo ministro Sherif Ismail.
«I nostri sforzi continuano senza interruzione», ha proseguito Ghaffar sottolineando che «informiamo e cooperiamo con una squadra della polizia italiana, che si mostra molto comprensiva e trasmette al governo italiano gli sforzi compiuti».
Nella conferenza stampa, trasmessa in diretta dalla tv di stato egizia, il primo ministro Sherif Ismail ha anche annunciato nuove misure legislative che saranno decise per regolamentare i rapporti tra la polizia e i cittadini.
«L'obiettivo - ha precisato - è quello di proteggere i diritti e la dignità dei cittadini». Tre giorni fa il presidente, Abdel Fattah El Sisi, aveva chiesto che entro 15 giorni siano presentate al parlamento nuove norme con pene più severe da applicare a poliziotti che si rendano responsabili di maltrattamenti contro i cittadini. I
l ministro Ghaffar ha infine affermato con decisione che «il 90 per cento dei sottufficiali è composto da persone oneste», aggiungendo che non è previsto tornare all'impiego di tribunali militari in giudizi contro civili.
Renzi: non accetteremo verità di comodo. Non c’è business o realpolitik che tenga difronte alla ricerca della verita sull’omicidio di Giulio Regeni. Ieri all’assemblea nazionale del Pd, convocata per affrontare lo scottante caso delle unioni civili, il premier Matteo Renzi è tornato ad affrontare la vicenda che sta scuotendo i rapporti con l’Egitto dopo che sabato aveva ribadito la volontà di voler andare fino in fondo.

Raccogliendo idealmente l’appello dei genitori dello studente friulano nell’intervista a Repubblica, Renzi dal palco dell’assemblea Pd ha affermato che «non accetteremo una verità artificiale e raccogliticcia: siamo l’Italia e non accetteremo mai una verità di comodo.
Non c’è business o realpolitik che tenga, non è un optional la verità per Giulio». Una chiara risposta a chi teme che gli interessi economici tra Italia ed Egitto possano portare a una versione di comodo sulla morte di Regeni.
Il premier ha ricordato di essere impegnato in prima persona «a stabilire un rapporto molto forte con l’Egitto, che è strategico per contrastare l’Is ed è un hub economico fondamentale. Questo lo confermo ma dico con più forza - ha aggiunto - che proprio perché siamo amici pretendiamo soltanto la verità anche quando fa male. Siamo grati per la massima collaborazione offerta dall'Egitto fino a oggi - ha proseguito - ma vogliamo i responsabili veri con nome e cognome perché non è pensabile che quell’omicidio resti senza colpevole».
Serracchiani: il Governo vuole la verità. Parole ascoltate in diretta e commentate in differita dalla presidente della Regione, Debora Serracchiani. «Renzi - ha commentato - ha espresso con molta chiarezza la determinazione del Governo a ottenere verità. Ha mostrato anche la volontà di tracciare una discontinuità rispetto ai misteri d’Italia che nel passato hanno visto trascorrere il tempo e, ineluttabilmente, l’oblio.
Dopo il momento del lutto, per la nostra regione, ma soprattutto per i familiari e per coloro che gli sono stati più vicini - ha aggiunto Serracchiani - la fermezza del Governo assume un significato che va oltre i rapporti diplomatici o giudiziari. Ciò che ora conta davvero, forse più delle manifestazioni esteriori, è che il lavoro dei nostri investigatori proceda spedito e che - ha concluso - la collaborazione delle Autorità egiziane sia assolutamente senza ombre».
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