Quattro Comuni al voto per fondersi, ma la partita è apertissima

UDINE. A Gemona e Montenars, ma pure a Manzano e San Giovanni al Natisone i cittadini andranno al voto per decidere la fusione o meno tra i due comuni.
Un voto affatto scontato, anzi: si dovesse essere costretti a un pronostico la tripla sarebbe d’obbligo
QUI GEMONA - MONTENARS
di Piero Cargnelutti
Referendum sulla fusione Gemona-Montenars: domani si vota e sull’esito di quel voto una carta fondamentale è rappresentata dal forte legame che la comunità di Montenars ha nei confronti del proprio paese, il quale, in caso di esito positivo del voto, scomparirà come ente locale per diventare il nome di una nuova località del Comune di Gemona.
È quanto si è respirato giovedì sera a palazzo Boton in occasione dell’ultimo incontro a Gemona promosso per far conoscere le ragioni del “sì”: tale incontro è stato seguito con attenzione dai gemonesi che al massimo si sono limitati a chiedere spiegazioni sulle modalità di voto, ma sono stati i rappresentanti dell’opposizione a Montenars presenti in aula a esprimere nuovamente la loro contrarietà.
Nel corso della serata, sono stati presentati dei dati specifici da parte dei rappresentanti dell’Università di Udine Paolo Fedele e Silvia Iacuzzi nonché dell’Anci Stefano Padovan, dati che sembrano tutti evidenziare la bontà del processo di fusione.

Di fatto, se entrambi i Comuni hanno bilanci sani, quello di Gemona ha dei debiti coperti da contributi regionali mentre quello di Montenars dall’avanzo di amministrazione. Ciò determina per il piccolo paese montano una particolare rigidità della spesa che non permette all’ente locale di effettuare consistenti investimenti sul territorio nel prossimo anno.
I numeri presentati dagli esperti dell’Università parlano chiaro: a Gemona la spesa per il funzionamento della macchina amministrativa vale il 40% del bilancio, a Montenars il 60%: il primo Comune oggi può investire sul sociale il 25,88%, il secondo solo il 5,88%.
A tutto ciò, si aggiunge il fatto che attualmente, a parte l’anagrafe, tutti gli altri servizi sono pagati dal Comune di Montenars a quello di Gemona.

Nonostante questo, e nonostante tutti gli incentivi che la legge regionale prevede per chi si fonde, dal 1,5 milioni di euro di trasferimenti in dieci anni ai minori vincoli di spesa, l’opposizione a Montenars resiste: «C’è già un’unione - ha detto Antonino Placereani, consigliere a Montenars - all’interno della quale potremo procedere insieme dividendoci oneri e onori, ma la scelta di cancellare definitivamente Montenars è per sempre. Inoltre, non sappiamo chi sarà sindaco fra due anni e che interesse ci sarà per Montenars».
«In questo caso - ha risposto il sindaco Paolo Urbani - è la gente che deve decidere e non si tratta di un’imposizione come le Uti. A Gemona, Montenars entra sedendosi a fianco di chi guida».
QUI MANZANO - SAN GIOVANNI
di Davide Vicedomini
MANZANO. Più tasse per il Comune di Manzano e il rischio di un commissariamento che porterebbe al blocco dei contributi della Regione. Sono alcuni dei temi per cui si batte il comitato del “No” alla fusione dei Comuni di Manzano e San Giovanni al Natisone. A intervenire è il vicesindaco Lucio Zamò che parla anche del futuro del distretto della sedia
Novembre è mese importante per il territorio di Manzano e - in senso ampio - per l'intero distretto. Vuole illustrarne le ragioni?
«Presenteremo i piani comunitari che potranno portare risorse economiche importanti per l'intero sistema economico e industriale. Ne chiariremo i contenuti e le opportunità e ci sarà la possibilità per le imprese di ottenere un supporto per la presentazione di progetti».
Di quali risorse parliamo?
«Parliamo potenzialmente di molti milioni di euro comunitari, ma questo dipende anche dalla capacità delle nostre imprese di proporre progetti innovativi, ai quali aggiungere le risorse regionali previste per lo sviluppo infrastrutturale dell'area (circa 24 milioni) e - per Manzano - le risorse previste per opere di pubblica utilità immediatamente cantierabili».
Questo per quanti riguarda gli investimenti pubblici. Ma la dimensione privata? Dal suo osservatorio di imprenditore e amministratore percepisce un cambiamento in positivo? Dei passi avanti?
«La crisi è stata durissima, non è ancora passata e tutti temiamo possibili “colpi di coda”. Attualmente sul territorio sono possibili tre insediamenti nuovi in ambiti diversi da quello per noi tradizionale della sedia e del legno. Parliamo potenzialmente di circa 90 posti di lavoro che - con i benefici propri dell'indotto - farebbero da volano a un ritorno positivo più ampio. Per questo il nostro Comune farà quanto possibile per agevolare l'intero iter burocratico per rendere più rapido l'insediamento di queste nuove realtà».

In tutto questo il referendum del 6 novembre per la fusione tra Manzano e San Giovanni. Il processo di fusione può influenzare tutto questo?
«Al referendum voterò “no” anche per questo. La fusione avrebbe tra i molti svantaggi anche quello di portare al commissariamento del Comune per un lasso di tempo importante (almeno 16 mesi o forse di 18) e la gestione commissariale non potrà fare molto se non che gestire l’ordinaria amministrazione».
Il comitato per il sì, ovvero i promotori del referendum, vedono nell’unione un serio progetto per avere risparmi fino a un milione di euro all’anno, ma anche la possibilità di stringere alleanze in molti campi al di fuori dell’Unioni territoriali intercomunali.
Il 6 novembre sarà una data importante per il territorio di Manzano, San Giovanni e – in senso ampio – per l’intero distretto. Volete illustrarne le ragioni?
«Il 6 novembre è una data storica per la rinascita dell’intero territorio, in cui si determinerà una nuova realtà urbana con maggior peso politico che guiderà l’intero distretto, ora cluster della sedia e dell'arredo, potenziando così il polo tecnico scentifico composto anche da Catas e istituto tecnico Malignani».
Quali vantaggi potrebbe arrivare per il settore produttivo?
«Unità di intenti e di pianificazione territoriale atti a favorire lo sviluppo dell’intera area, rivendicando una centralità politica necessaria per interloquire direttamente con gli enti sovraordinati quali Regione, Stato e Comunità Europea».
Una fusione e l’arrivo di un commissario potrebbero bloccare l’iter dei 24 milioni di euro dalla Regione?
«Nulla di più falso e di sbagliato! Primo, perchè fino al 31 dicembre 2017 non cambierebbe nulla rimanendo gli attuali consigli comunali con le loro maggioranze, secondo perchè dal primo gennaio 2018 sarebbero sempre i sindaci attuali a guidare il comune unico con il ruolo di commissario e vice commissario».

La fusione non rischia di accavallarsi con le Uti?
«No assolutamente, darebbe l’opportunità a Manzano e San Giovanni al Natisone uniti, avendo oltre 12.700 abitanti, di guidare l’Uti del Natisone determinando così le scelte politiche adeguate al nostro territorio».
Quale è il vostro appello ai cittadini?
«Andate alle urne sapendo che votando “sì” al Comune unico si darebbe avvio a un nuovo percorso politico e di sviluppo economico, garantendo così anche alle nuove generazioni di poter essere protagoniste in questo territorio, salvaguardando tutti i valori delle nostre tradizioni. Uniti si cresce!».
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