Quando l’incrocio del teatro Verdi ospitava l’antenata delle rotonde

Punti di vista
Una bella cartolina della collezione di Roberto Ballaben racconta com’era 65 anni fa il centro della città, visto da Filippo Brescia, fotografo con negozio e studio a Trieste, nella centrale via Ghega 8.
Alla destra, dietro gli ombrelloni con la scritta “aranciata” del caffè Teatro e le sedie pieghevoli da regista in ferro e canapa, la tettoia in ghisa scomparsa pochi anni dopo questo scatto dell’estate del 1954, ricordata nel 2002 dal portico in ferro progettato dagli architetti Mariateresa Grusovin e Giorgio Picotti, con la ristrutturazione del Verdi.
Il palazzo delle Generali sullo sfondo, ultimato nel 1873, ha già incontrato la prima delle modifiche alle sue finestre del pianoterra dov’erano ubicati gli uffici postali fino al trasferimento nell’attuale sede, inaugurata nel 1932 su progetto di Angiolo Mazzoni. Le originarie ad arco con l’inferriate progettate da Antonio Tabai (1833-1891), progettista e impresario edile di San Lorenzo Isontino, editore e impresario teatrale, nonché irredentista incarcerato e fuggito esule a Milano, sono sostituite da più ampie ed eleganti vetrine. Negli anni Settanta infatti il piano terra sarà completamente demolito - mantenendo sospesi i muri soprastanti - per essere ricostruito con vetrine ancora più ampie puranche con serramenti non industriali e di elegante disegno, con un sopraluce a griglia dove le insegne potevano essere collocate solo se a caratteri singoli. Bei serramenti sgraziatamente sostituiti da profilati grigialluminio da supermercato semi periferico, per quel negozio di detersivi dall’arredo “spartano” che ha preso il posto di gioiellerie ed eleganti botique.
È un primo pomeriggio, come si vede dall’ombra a destra: al centro dell’incrocio e a lato del bus verde delle Aziende municipalizzate, la colonnina luminosa che segnava il fulcro geometrico, da non aggirarsi come le rotonde d’oggi bensì da lasciare a destra per entrare in via Diaz. Con all’angolo ancora il Bar Inecco nell’edificio progettato da Antonio Lasciac nel 1882, che di un solo piano e schiacciato dal confronto con la mole delle Generali, è stato sopraelevato con un bel paio di metri di pubblicità per lo Stock 84, sopra i tabelloni del caffè Mattioni, Coca Cola, Aperol e Cinzano, sulle pareti e le facciate pure del Bar Fait all’altro angolo, storico ritrovo dei motociclisti negli anni Settanta, col terrazzino pieno di gerani in questa immagine del passato. —
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