Quando il design sfida l’aria: da Pordenone alla Formula 1 per disegnare le auto più veloci del mondo
Alberto Zanardo, 28 anni, laureato all’Isia Design di Pordenone, lavora a Oxford: trasforma i disegni di Adrian Newey per il team Aston Martin

Le auto che sfidano il cronometro nascono da una matita. A trasformarle in bolidi potenti e aerodinamici ci pensa (anche) un ragazzo di 28 anni che ha fatto del design la sua professione e che, grazie a un metodo imparato a Pordenone nei tre anni di Isia Roma Design, è arrivato fino a Oxford. Lì Alberto Zanardo, originario di Mareno di Piave (Treviso) lavora come aerodynamics surface design engineer per il team di Formula 1 di Aston Martin. «Disegno e ridisegno le parti della carrozzeria con forme diverse, poi vengono simulate le prestazioni dell’auto. Io lavoro in Formula 1, ma ho compagni di corso che spaziano dall’arredamento ad altri ambiti. Isia ci ha dato un metodo».
Alberto, dove inizia questo percorso?
«Ho scelto la facoltà di design forse aiutato dal fatto che mio padre è fotografo. Ho iniziato con la grafica già durante il liceo e questo mi ha portato a restare in un ambito che fosse sia artistico che tecnico».
Perché Pordenone?
«Quando sono venuto al campus ho incontrato la segretaria, i docenti, gli studenti. Mi è piaciuto. È più facile creare contatto: in Isia c’è un rapporto molto stretto con i professori e questo l’ho percepito già durante la prima visita. Ho iniziato le lezioni nel 2017 e mi sono laureato nel 2019».

Come erano strutturate le lezioni?
«Per la metà teoriche, per la metà laboratori pratici. Il design è una disciplina mista e le lezioni affrontano tutti i temi».
E dopo Pordenone?
«Dopo la triennale in design del prodotto ho frequentato la magistrale in design dei sistemi a Roma: ho trovato molti dei miei compagni di corso e anche molti professori. Ma quello che fa la differenza è che Isia insegna un sistema universale: lo si vede molto bene durante la Design week, quando gli studenti lavorano a workshop specifici. Qualsiasi progetto tu scelga o ti venga assegnato, il metodo di partenza è quello».
È un workshop che ti ha portato a Oxford?
«Durante la magistrale di Roma sono stato chiamato a fare da tutor alla Design week di Pordenone. Lì ho incontrato Nevio di Giusto, che è riuscito a coinvolgere la Marelli automotive lighting, che si occupa di fanali. Ho fatto richiesta per un tirocinio a Tolmezzo e ne è nata la tesi per la magistrale. In quel periodo ho studiato con un fisico e con un ingegnere meccanico: noi designer non siamo tuttologi ma dobbiamo fare ricerca, essere creativi, aggiornarci. L’ho imparato in Isia».
Dove ti ha portato questo tirocinio?
«Mi ha fatto avvicinare all’industria dell’automotive, aiutandomi a capire che era quello che volevo fare. Dopo la laurea ho cercato di darmi le possibilità migliori e per me andare all’estero è stata la scelta giusta: ho stilato una lista di aziende, mi sono candidato per le posizioni aperte. Ho fatto tanti colloqui e sono arrivato in Red Bull, dove ho lavorato alle hypercar e ho incontrato Adrian Newey, uno dei progettisti più famosi del mondo. Lavoravo direttamente con i suoi disegni, che realizza a mano. Quando si è trasferito in Aston Martin, ho fatto lo stesso».
Con quale ruolo?
«Sono un design engineer specializzato in superfici aerodinamiche: un aspetto fondamentale per la performance, più che per l’estetica. Dopo la laurea non avrei mai immaginato di far parte di questo mondo: si pensa che ci lavorino solo ingegneri meccanici. E invece ora disegno le carrozzerie di Newey. Ad ogni gara, l’auto cambia: la F1 è lo sport di squadra più grande del mondo».
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








