Propaganda Is in Friuli: espulso un bengalese

Il trentenne Mahamud Hasan accusato di proselitismo per lo Stato islamico. Risiedeva a Grado, dove ha un negozio: per quindici anni non potrà tornare

UDINE. Inneggiava all’autoproclamato Stato islamico e alla legge della Sharia, cercando di convincere i propri contatti a fare altrettanto. Tutto rigorosamente on line, tra social network e forum dedicati. Mahamud Hasan, bengalese di trent’anni residente a Grado, è stato espulso dall’Italia l’altra sera, al rientro da Dacca, dove si trovava da cinque mesi.

Il motivo? Secondo le indagini, condotte dalla Digos di Gorizia, Mahamud avrebbe aderito all’Is, tentando chiaramente di fare proseliti tra le proprie conoscenze.

L’uomo, che stava rientrando da Dacca, è stato bloccato all’aeroporto Marco Polo di Venezia dagli agenti della Polaria, che gli hanno notificato il decreto d’espulsione. Preso atto del provvedimento, Hasan è stato imbarcato sul primo aereo in partenza per la capitale bengalese: non potrà fare rientro in Italia - a meno di specifiche deroghe concesse dalle competenti autorità italiane - per i prossimi quindici anni.

Propaganda pro Is

Il bengalese, che era già stato fermato in uscita dall’Italia lo scorso gennaio, ha manifestato sui social network la propria adesione all’autoproclamato Stato islamico, pubblicando sotto mentite spoglie testi che inneggiavano chiaramente alla jihad e alle azioni messe in campo dai guerriglieri del califfo al-Baghdadi.

Un’azione, quella di Hasan, reiterata nel tempo e portata avanti unicamente attraverso i mezzi informatici. Perchè secondo quanto emerso nelle indagini, il bengalese - da anni in Italia - non risultava frequentare sale di preghiera o ambienti in qualche maniera legati alla religione islamica.

Il decreto di espulsione

Le indagini sono dunque culminate con la notifica del decreto di espulsione, firmato dal ministro dell’Interno Angelino Alfano. Il provvedimento ha decretato l’espulsione di Hasan «in quanto la sua presenza in Italia costituiva una minaccia per la sicurezza dello Stato», si legge in una nota diramata ieri mattina dalla Questura di Gorizia. Il decreto è stato consegnato l’altra sera in aeroporto a Venezia allo stesso bengalese, che ha accolto con composto stupore le parole degli agenti della Polaria, che con l’aiuto di un interprete gli hanno comunicato gli effetti del provvedimento. In sostanza, non potrà tornare in Italia se non con una speciale dispensa del ministro.

Il tempo di prendere atto dell’espulsione e Hasan è stato fatto imbarcare su un volo della Turkish Airlines diretto a Istanbul, tappa intermedia prima dell’arrivo a Dacca.

Commerciante a Grado

Hasan, come confermato anche dal dirigente della Digos goriziana Andrea Bottega, conduceva una vita normalissima a Grado, dove si era trasferito un paio d’anni fa, proveniente da Bologna. Aveva aperto un bazar di chincaglieria, oggettistica e abbigliamento in via Manzoni, nella zona del porto. Il negozio è peraltro ancora aperto, gestito in questi mesi da un connazionale. Hasan aveva lasciato Grado a gennaio per fare ritorno in Bangladesh, dove si è recato per sposarsi.

Nell’Isola d’oro non era particolarmente conosciuto, neppure dai vicini: come confermato dalla Questura, il commerciante bengalese frequentava prevalentemente i propri connazionali. Già lo scorso inverno la Digos aveva provveduto a sequestrare all’uomo due hard disk, nei quali è stato rinvenuto parte del materiale che era poi stato postato su forum e social network on-line.

«Ci congratuliamo con la Questura e la Digos goriziane per l’esito positivo delle indagini», si limita a commentare il sindaco di Grado, Dario Raugna, preferendo non aggiungere ulteriori riflessioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti:terrorismo

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto