«Privilegiate i contenuti, non il contenitore»

L’appello di Guarneri, ex direttore sanitario al Santa Maria degli Angeli: «Puntare di più sul territorio»
Di Elena Del Giudice

Meno posti letto ospedalieri, crescita di strutture protette che curano anziani più gravi, medici di medicina generale che affrontano patologie che non hanno mai affrontato, infermieri investiti di compiti assistenziali nuovi, di fatto garantisce a quasi tutti gli attori un upgrading delle proprie competenze. E questo di fronte ad una sanità che cambia e lo farà ancora nell’immediato futuro imponendo la revisione di modelli e di modalità di risposta ai bisogni. «Alla luce di questo, a me pare che, per quel che concerne l’ospedale di Pordenone, ci si soffermi di più a ragionare sul contenitore che sui contenuti, trascurando quale modello di sanità il Friuli Venezia Giulia intenda perseguire».

E’ Salvatore Guarneri, già direttore sanitario del Santa Maria degli Angeli, oggi alla guida di strutture sanitarie private, ad avanzare più che dubbi, domande, spunti di riflessione. «Ci sono Regioni che stanno avviando fasi sperimentali consapevoli che gli attuali modelli di cura sono destinati a non reggere a lungo, sia per l’impatto economico, sia perché la cronicità richiede strumenti diversi. Progettare un investimento in edilizia ospedaliera così importante come si sta facendo oggi a Pordenone, non può prescindere dal considerare “come” sarà la sanità tra dieci anni; in caso contrario - rileva Guarneri – si rischia di realizzare un ospedale che nasce già vecchio». E’ la cronicità il problema emergente e, di conseguenza, le risposte da garantire a persone sempre più anziane e affette da multipatologie, è la questione da porre ai vertici delle priorità. «Chi sta già lavorando su questo - prosegue Guarneri - mette al centro del proprio modello di sanità non più l’ospedale ma il territorio, ad esempio le Case della salute, che diventano il punto di riferimento per il cittadino. Strutture distrettuali in grado di eseguire esami e dotate di diagnostica leggera, con specialisti e medici di medicina generale che intercettano utenti che non chiedono solo la diagnosi e la terapia farmacologica, ma ai quali proporre una adesione a terapie e nuovi stili di vita». Se questo nuovo filtro intercetta i malati cronici, allora «l’ospedale è riferimento esclusivo per l’acuzie» con un ridimensionamento degli accessi.

Ricorda Guarneri che «la provincia è davanti ad un bivio importante: o lascia la geografia dei servizi sanitari come è ed effettua dei grandi tagli lineari, risolvendo il problema economico ma non quello dell’incongruenza dei servizi rispetto ai bisogni delle persone. Oppure si ripensa radicalmente al modello». «Se va ridisegnata la rete degli ospedali, sarebbe bene che questo venisse detto, così come andrebbe chiarito il futuro della mappa ospedaliera attuale». Infine «si è fatto il conto degli investimenti e delle infrastrutture e quindi del patrimonio che, col trasferimento dell’ospedale in Comina, verrebbe abbandonato»?

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