Previsioni pessime, si salva chi fa export

L’indagine della Cciaa di Pordenone sul primo trimestre. Male manifatturiero, costruzioni e commercio

PORDENONE. Sono le esportazioni l’àncora dell’economia pordenonese nel primo trimestre. A fronte di un mercato interno in contrazione in tutti i settori, a compensare, almeno in parte, ci sono i Paesi emergenti sui quali le imprese del Friuli occidentale continuano a scommettere.

Il traino dell’export emerge con chiarezza dall’indagine congiunturale della Camera di commercio di Pordenone su manifatturiero, edilizia e commercio al dettaglio, con un focus particolare sul legno-mobile, secondo comparto economico provinciale.

Il contesto generale «evidenzia luci e ombre – ha spiegato in conferenza stampa il presidente dell’ente camerale, Giovanni Pavan – con una costante costituita dai segnali di sofferenza». Ma a preoccupare di più non sono tanto, o non solo, i dati relativi al primo trimestre 2012, quando le aspettative degli imprenditori «orientate, per il trimestre successivo, al pessimismo: sono di più le aziende che prevedono una flessione di ordini e fatturato che quelle che intravedono prospettive di ripresa». Sempre in termini generali l’occupazione tiene, ma dopo una flessione pesante avvenuta negli anni precedenti.

Il mobile. Un primo trimestre «sostanzialmente stabile - ha rilevato Mauro Manassero, presidente dell’Asdi del mobile - rispetto allo stesso periodo del 2011», mentre sotto l’aspetto congiunturale gli indicatori flettono significativamente. Un dato relativamente severo perché il settore risente di un andamento stagionale che vede il calo di produzione e fatturato concentrarsi nel 1° e nel 3° trimestre di ogni anno. «L’estero - ancora Manassero - è il mercato al quale dobbiamo rivolgerci con ancora più determinazione, e in questa direzione stiamo lavorando come distretto per la realizzazione di progetti di aggregazione che consentano anche alle aziende meno strutturate di cogliere questa opportunità».

Metallo. Il segmento del metallo e prodotti in metallo è in sostanziale tenuta, con una ripresa dell’occupazione, ordinativi in crescita, soprattutto esteri, e un fatturato complessivo positivo. Anche qui, però, le attese degli imprenditori su una flessione nel secondo trimestre, superano quelle di chi si prevede un incremento degli ordini.

Metalmeccanico. Il +8,1% dell’export non è stato sufficiente a garantire la piena utilizzazione degli impianti e a recuperare i livelli di produzione del 1° trimestre 2011, che segnano infatti -4%. Discreto però il livello degli ordini in portafogli che determina un’aspettativa incerta, ma non negativa, per il futuro.

Altro manifatturiero. Settore non specifico ma che rappresenta circa il 50% delle attività manifatturiere della provincia di Pordenone, è quello che denota una maggiore sofferenza: giù occupazione, produzione, ordini, e attese negative.

Costruzioni. I dati sono drammatici: nel raffronto con il 2011 le commesse scendono del 3%, del 10% la produzione, dell’8,5% il fatturato. Occupazione stabile, ma il settore in provincia ha perso un migliaio di addetti negli ultimi anni, e le attese sono negative.

Commercio. Le vendite al dettaglio crollate di quasi il 6%, peggior risultato degli ultimi 5 anni, sono la conseguenza dello stato generale dell’economia pordenonese che ha aumentato la disoccupazione e ridotto la capacità di acquisto delle famiglie. Non andrà meglio, secondo gli imprenditori, nel secondo trimestre dove le spinte inflattive spingeranno in alto i prezzi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti:lavoro

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto