Precari e disoccupati, ecco i nuovi poveri assistiti dalla Regione

UDINE. Il fenomeno povertà in Friuli Venezia Giulia non accenna a diminuire, anzi. Non riguarda solo i disoccupati, ma anche i lavoratori precari, e si annida soprattutto nei centri urbani. Lo ha fatto venire a galla la misura attiva di sostegno al reddito entrata a regime nel 2016 e che quest’anno vedrà aumentare le richieste di accesso di quasi il 20% secondo stime degli uffici regionali.
A definire il quadro della situazione è stata la presentazione a Udine del Rapporto povertà delle 4 Caritas del Fvg realizzato in virtù di un protocollo di intesa con l’amministrazione regionale. Quest’anno il Rapporto ha presentato anche un’indagine sul punto di vista dei poveri ovvero coloro che sono i beneficiari della Mia.
A illustrare i dati è stato il direttore dell’Area politiche sociali dell’amministrazione regionale Oreste Brusori: negli ultimi 4 anni gli utenti del servizi sociali sono passati da 52 mila a 63 mila con una crescita del 20%; nel 2016 della Mia hanno beneficiato 15 mila 800 nuclei familiari, pari a 43 mila persone; per il 2017 la stima è di 18 mila 800 famiglie e 51 mila persone, ovvero il 4,2% della popolazione regionale. I costi, di conseguenza, hanno fatto un balzo all’insù: se la previsione iniziale di spesa era di 13/15 milioni l’anno (erano previste circa 6 mila richieste) siamo arrivati oggi a 40 milioni; complessivamente la Regione ha speso finora 100 milioni di euro per la Misura a sostegno del reddito. Lo Stato partecipa a questa misura con il Sia, il sostegno nazionale all’inclusione attiva, che ha iniettato finora 6/7 milioni l’anno.

Ma chi sono i beneficiari di questa misura? L’utenza prevalente è italiana (63%), mentre il profilo riferito alla condizione professionale dei richiedenti rileva come i disoccupati siano il 44,6 per cento, gli occupati il 34,6 per cento, soprattutto precari, l’8,2 per cento è rappresentato da pensionati, il 9,1 per cento da casalinghe e lo 0,5 per cento da studenti. Da notare che la maggior parte delle richieste viene dalle città: gli ambiti di Trieste e Udine registrano il 50 per cento della distribuzione della misura sul territorio (rispettivamente 29,7 per cento e 20 per cento), con Pordenone, Gorizia e Monfalcone si arriva al 70%. Il 60% dei beneficiari era al di sotto dei 3 mila euro di Isee.
Questi dati sono stati interfacciati con quelli raccolti dalle 4 Caritas diocesane della Regione nei 42 centri di ascolto gestiti su tutto il territorio, dove circa 400 volontari sono impegnati a dare supporto alle persone in difficoltà. Nel 2016 sono state 5 mila 89 le persone incontrate nei centri Caritas e anche qui Trieste risulta la zona più esposta alla povertà con circa mille 800 persone; segue poi la diocesi di Udine con circa mille 500 e a seguire Pordenone e Gorizia. Importante notare che mentre a Gorizia e Trieste la percentuale degli italiani giunti nei centri Caritas è pari circa a quella degli stranieri, a Udine e Pordenone gli italiani sono molti meno. «Pensiamo che sia un dato culturale che porta una parte della popolazione regionale a vergognarsi di chiedere aiuti» hanno chiosato i referenti delle Caritas presentando i dati.

Significative anche le differenze degli utenti e delle richieste accolte nei centri delle città più grandi (per lo più sussidi economici) e quelle del resto del territorio (maggioritaria la richiesta di generi alimentari). La caratteristica del Rapporto povertà di quest’anno è stata però una indagine qualitativa su come le persone beneficiare si rapportano con la Mia: «Innanzitutto riteniamo che questo strumento sia indispensabile anche perché ha fatto emergere i lavoratori poveri che, pur lavorando non riescono ad arrivare alla fine del mese e parliamo del 35% dei beneficiari della Mia, più di 5 mila famiglie. Per coloro che hanno alle spalle una lunga “carriera” di povertà la Mia è uno strumento di inclusione sociale, mentre per gli impoveriti più recenti, la misura è soprattutto una possibilità di reinserimento lavorativo» spiega Manuela Celotti che ha curato l’indagine.
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