«Firmi qui per gli sconti», ma è una trappola da 27 mila euro: truffa sventata a Pordenone
Ritorna la "truffa dell'arredo" nei quartieri: una società padovana costretta a restituire i soldi alla vittima e a ritirare la merce priva di garanzia

Mette una firma per confermare di aver ricevuto una “carta convenienza” per ottenere sconti su articoli di arredo, elettrodomestici e pentole e soltanto quando ormai è troppo tardi si accorge di aver sottoscritto un contratto, con il quale si impegna a fare acquisti di merce per 5.490 euro più Iva per ben 5 anni. È la trappola da oltre 27.400 euro, più Iva, in cui è caduta una casalinga pordenonese, E.B. cinquantacinquenne, dando retta a un rappresentante porta a porta di una sedicente ditta di designer della provincia di Padova.
A due anni di distanza dai casi di Sacile, è stato dunque riproposto più o meno lo stesso copione della “truffa dell’arredo” (con piccole varianti ma tetti di acquisto raddoppiati) e anche questa volta l’Adoc di Pordenone è riuscita a salvare chi si è rivolto allo sportello per denunciare quanto successo. «Sicuramente però quel venditore», scrive in una nota Adoc, «nel luglio scorso sarà riuscito a fare numerose vittime, che probabilmente si vergognano di essere state raggirate in casa propria, offrendo magari il caffè al malintenzionato e ora pagano a caro prezzo articoli per altro dai costi sopravvalutati, dopo aver accettato di accendere un finanziamento proposto brevi manu della stessa ditta padovana. Così come è successo alla casalinga pordenonese». Dopo aver firmato per l’accettazione della card che prometteva sconti dal 20 al 50% ed essersi accorta del contratto capestro che aveva sottoscritto, essendo ormai trascorsi i 14 giorni previsti per esercitare il diritto di recesso, la casalinga ha provato a telefonare alla ditta padovana per protestare, ma è rimasta inascoltata. Sicché ha chiamato l’Adoc per un appuntamento.
Proprio la mattina del giorno in cui avrebbe dovuto recarsi allo sportello dell’Associazione che tutela i consumatori, alla sua porta si è presentato il venditore con il catalogo, per farle scegliere la merce. E.B. ha detto di non avere soldi, di aver sbagliato a firmare e che nel pomeriggio sarebbe andata all’Associazione dei consumatori. «A questo punto il venditore ha capito la mala parata e le ha proposto una soluzione furba e per lui, comunque, conveniente: “facciamo finta di essere in Fiera”, le ha detto», dice la presidente Adoc Antonella Santarelli, la quale aggiunge che il venditore avrebbe continuato affermando “così lei compera un prodotto tra questi che ora le mostro e io le annullo la card, liberandola dal vincolo di fare altri acquisti per anni”. Tra i prodotti proposti, quello che costava meno era un materasso da 2.800 euro. La casalinga, ritenendo che fosse il male minore, ha firmato l’accordo e la richiesta di finanziamento per 2.300 euro, mentre 500 euro li ha subito versati. Tra l’altro, sempre quando era troppo tardi, si è accorta che invece di 2.300 euro alla finanziaria ne avrebbe dovuti restituire con gli interessi 2.950. Il materasso le sarebbe costato 3.450 euro. Ma ha deciso di inghiottire l’amaro boccone.
Il 2 settembre però, quando le è arrivato il materasso dall’aspetto dozzinale, senza marca né garanzia la signora ha avuto un rigurgito di rabbia ed è corsa all’Adoc. È riuscita, così, a farsi liberare da ogni balzello, sia con la ditta che con la finanziaria e anche a ottenere la restituzione dei 500 euro che aveva versati come caparra alla società padovana. E pochi giorni or sono un corriere è venuto a riprendersi il materasso. La ditta, sentendosi minacciata di denuncia per truffa ha subito accettato di cancellare qualsiasi accordo con la signora e di restituirle immediatamente i soldi adducendo di non avere colpe perché come successo altre volte “i rappresentanti si erano presi la libertà di trattare a modo loro con i clienti, anche in modo scorretto». Assicurando «che avrebbe provveduto a licenziare chi non si era comportato in modo etico”. Adoc evidenzia che «naturalmente non lo farà. Aspetterà soltanto altri due o tre anni anni, ovvero il tempo che basta alla comunità di dimenticare, prima di rimandare il venditore a gettare la rete in provincia». «Se ci sono persone che si trovano nella stessa situazione», conclude la presidente, «vengano pure allo sportello Adoc Aps senza vergognarsi. Avremo la massima discrezione. Siamo aperti il lunedì e il giovedì pomeriggio dalle 15 alle 18, a Pordenone nella sede Uil, in piazza Duca d’Aosta 8».
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