Pordenone, tredicenne aggredita e trascinata per i capelli: la madre denuncia, «in 15 guardavano»
La ragazza è stata accompagnata al pronto soccorso dopo aver lamentato dolori al collo e alla testa. All’origine della lite ci sarebbero questioni legate a un ragazzo. La madre lancia un appello ai testimoni: si cerca anche un eventuale video dell’aggressione

Una ragazza di 13 anni sarebbe stata minacciata e aggredita fisicamente da tre coetanee domenica pomeriggio a Pordenone. A denunciare l’accaduto è la madre della giovane, che ha raccontato sui social quanto riferito dalla figlia, soffermandosi anche sulla presenza di una quindicina di ragazzi e ragazze che avrebbero assistito alla scena senza intervenire.
L’episodio sarebbe avvenuto nella zona tra corso Garibaldi, largo San Giorgio e via Brusafiera. La donna avrebbe appreso quanto successo soltanto alcune ore dopo, quando la figlia è rientrata a casa insieme a un’amica e alla sorella di quest’ultima.
Intorno alle 19, dopo la chiamata al 112, sotto l’abitazione sono intervenuti i carabinieri del radiomobile e un’ambulanza.
La visita al pronto soccorso e la denuncia ai carabinieri
Dopo aver raccolto le prime informazioni, i militari hanno accompagnato la tredicenne, insieme alla madre, al pronto soccorso dell’ospedale di Pordenone per gli accertamenti sanitari.
La ragazza lamentava dolori al collo e alla testa, pur non presentando escoriazioni. La mattina successiva, secondo quanto riferito, la madre ha formalizzato la denuncia negli uffici del comando provinciale dei carabinieri di Pordenone.
Le circostanze dell’episodio dovranno essere ricostruite attraverso gli accertamenti delle forze dell’ordine e le eventuali testimonianze delle persone presenti.
La lite sarebbe nata per questioni legate a un ragazzo
Secondo il racconto della madre, nel pomeriggio la figlia era uscita per una passeggiata insieme a un’amica. Con loro ci sarebbe stato anche un ragazzo che, all’altezza di corso Garibaldi, le avrebbe invitate a spostarsi verso largo San Giorgio.
Qui si sarebbero trovate davanti a tre ragazze che, alla vista della tredicenne, avrebbero iniziato a minacciarla verbalmente per poi passare all’aggressione fisica.
All’origine della lite ci sarebbero questioni legate a un ragazzo e delle scuse che la tredicenne avrebbe dovuto rivolgere al gruppo. Si tratta, al momento, della ricostruzione riferita dalla madre, mentre la dinamica completa dell’accaduto resta da chiarire.
«In 15 guardavano senza intervenire»: lo sfogo della madre
Nel suo messaggio pubblicato sui social, la donna ha rivolto parole dure non soltanto nei confronti di chi avrebbe aggredito la figlia, ma anche delle persone che avrebbero assistito alla scena senza prestare aiuto.
«Mia figlia non è stata aggredita solo da tre ragazze. È stata picchiata con crudeltà da tre ragazze, mentre intorno c'erano circa 15 altri ragazzi e ragazze che guardavano. Nessuno ha detto basta. Nessuno l'ha aiutata. Nessuno ha chiamato aiuto. Hanno solo guardato», ha scritto.
La madre ha poi sottolineato quanto la presenza degli altri ragazzi abbia segnato la figlia: «Tre picchiavano e quindici guardavano come fosse uno spettacolo. Questa è la cosa che mia figlia non riesce a dimenticare. Non solo i colpi, ma tutti quegli occhi addosso che ridevano o stavano in silenzio».
Un passaggio nel quale la donna evidenzia soprattutto il peso dell’indifferenza e il mancato intervento di chi, secondo il suo racconto, avrebbe potuto chiedere aiuto.
Il possibile video dell’aggressione: l’appello ai testimoni
Tra gli aspetti ancora da chiarire c’è anche l’eventuale esistenza di un video dell’aggressione, che secondo quanto riferito sarebbe stato realizzato durante una diretta. Al momento, tuttavia, non è confermato che il filmato esista né che sia stato eventualmente cancellato.
Proprio per questo la madre si è rivolta direttamente ai ragazzi che potrebbero aver assistito alla scena o registrato le immagini, invitandoli a collaborare con le forze dell’ordine.
«Quello che avete fatto guardando è grave quasi quanto chi ha picchiato. Si chiama omertà. Se avete un video, cancellarlo non vi salva, consegnarlo alle Forze dell'Ordine sì. Abbiate il coraggio di dire che quello che avete visto è sbagliato. Potreste essere voi domani al posto di mia figlia», è l’appello pubblicato dalla donna.
«Dobbiamo insegnare ai nostri figli a non stare a guardare»
Il messaggio della madre si conclude con un richiamo rivolto agli adulti e alle famiglie. Per la donna, infatti, il contrasto alla violenza tra ragazzi non può limitarsi all’invito a non picchiare, ma deve comprendere anche l’educazione a intervenire, chiedere aiuto e non restare spettatori di un’aggressione.
«Dobbiamo parlare con i nostri figli. Non basta dire “non picchiare”. Dobbiamo insegnare a non stare a guardare», ha scritto, invitando gli altri genitori a chiedere ai figli dove si trovassero nel pomeriggio dell’episodio.
La vicenda è ora al centro della denuncia presentata ai carabinieri. Gli eventuali testimoni e ulteriori elementi utili potranno contribuire a chiarire quanto accaduto nella zona di via Brusafiera e a ricostruire le responsabilità.
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