Pordenone, la costruzione è abusiva: la Regione fa chiudere “la terrazza” della discordia in piazza Cavour

Ordinanza del Comune: manca il progetto strutturale, stop all’uso. Alla Catina: «Non saniamo, ne faremo una nuova»

La “terrazza” più famosa di Pordenone – al punto da meritare spassose discussioni anche sulla pagina social del “Pordenonese medio” – ha chiuso i battenti. O, meglio, è stata fatta chiudere, con ordinanza del Comune, dalla Regione. Un colpo di scena che farà discutere in città: sia perché il manufatto, che ha una quindicina d’anni, è stato al centro per anni di discussioni per il suo impatto sulla piazza più frequentata della città, sia perché le motivazioni della chiusura sono dovute a irregolarità che, a quanto pare, duravano da tempo. Ma i proprietari, Antonio Palumbo, Vincenzo Cioffi e Carlo Nappo, ricordano: «Quando la struttura è stata realizzata la norma non prevedeva queste misure». Nonostante questo gli imprenditori non hanno intenzione né di sanare né di entrare in conflitto con il Comune: «Stiamo lavorando da marzo con l’amministrazione al progetto della nuova terrazza».

Venerdì scorso, 9 novembre, la Regione ha inviato ha comunicato agli uffici tecnici del Comune che «nell’ambito degli accertamenti istituzionali inerenti le opere strutturali al servizio del ristorante alla Catina, collocate su via Brusafiera, è stata riscontrata la presenza di un altro manufatto del citato pubblico esercizio, in piazza Cavour, avente rilevanza strutturale, per il quale dalle verifiche della documentazione agli atti, non risulta dimostrata la sicurezza della pubblica incolumità».

Non proprio una segnalazione trascurabile se si pensa a quante persone hanno cenato almeno una volta – i coperti sono una cinquantina – nella pertinenza del ristorante. A quel punto è scattato il sopralluogo della polizia municipale dal quale è emerso che per il manufatto – «una tettoria tubolare metallica, con copertura fissa e teli laterali in pvc trasparente a scomparsa e pavimento ligneo sopraelevato, a pianta trapezioidale, della superficie di circa 60 metri quadri» – «in relazione alla data di realizzazione, non risultano assolti gli obblighi di cui al Dpr 380/2001 relativi alla denuncia e contestuale deposito del progetto strutturale e all’autorizzazione di inizio dei lavori e non risulta pertanto dimostrata la sicurezza statica dell’opera a tutela della pubblica incolumità».

Per i proprietari è arrivata – ieri – l’ordinanza che predispone di «interdire l’utilizzo a qualsiasi fine della struttura». Gli imprenditori avrebbero potuto sanare il contesto, ma la struttura comunque è destinata a essere superata dal nuovo regolamento comunale sui dehors (arredi esterni). «Da marzo stiamo lavorando con l’amministrazione per realizzare un nuovo progetto che rispecchi il regolamento e che sia bello per la città. Ci teniamo a Pordenone e crediamo che la qualità estetica, anche della terrzza, vada a rafforzare la qualità già portata in cucina – sottolinea Carlo Nappo –. Le terrazze per i ristoranti sono importanti, anche perché creano lavoro. Oggi la Catina ha 18 dipendenti e i coperti sono importanti per mantenere l’occupazione. Con il nuovo progetto andremo a ridurre le dimensioni, ma noi non lavoriamo solo per il profitto. Ci interessa operare in armonia con gli altri operatori della piazza».

Il fatto che il mancato deposito del progetto strutturale sia emerso solo ora fa pensare, ma l’assessore all’urbanistica, Cristina Amirante, spiega: «Da un lato la normativa e quindi gli adempimenti sono cambiati negli anni; dall’altro il Comune non ha obblighi di controlli di questa documentazione. Si può scoprire solo se ci sono delle denunce – e a oggi agli uffici non ne risultano – o, come in questo caso, se viene avviata una istruttoria regionale. Il Comune, infatti, è stato allertato alla Regione».

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